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Tassa prima casa: partita ancora aperta sullo «stop per tutti» e sul nodo-copertura

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un’abolizione della Tasi sulla prima casa «per tutti». Il premier dal Meeting di Cl a Rimini sembra voler spazzare via dal campo delle ipotesi l’opzione della selettività per il taglio della tassa sugli immobili cara a minoranza Pd e Cgil. Ma la partita non è ancora chiusa. Con Scelta civica che rilancia su un taglio parziale per finanziare lo stop dell’Imu sui capannoni. E tutto da sciogliere è anche il nodo delle coperture.
L’operazione per cancellare la Tasi sull’abitazione principale costa 3,4 miliardi che, con lo stop a Imu agricola e tassa sui cosiddetti “imbullonati”, confermato sempre dal premier, sale a non meno di 4,3 miliardi. Con i Comuni già in pressing per recuperare il gettito che verrà a mancare con lo stop al prelievo sulla prima casa.
Pressing che continua anche sul versante della selettività. Tra le richieste arrivate a Palazzo Chigi da minoranza Pd e Cgil quelle di mantenere l’imposta sulle abitazioni principali di fascia più elevata e non solo su ville e castelli su cui agisce ancora l’Imu oppure nei confronti di chi è possessore di più immobili.
A rilanciare con forza l’ipotesi di un taglio selettivo è il sottosegretario all’Economia e leader di Scelta civica, Enrico Zanetti: «Sì al taglio della Tasi sulla prima casa. Ma non per tutti. Deve restare per gli immobili di valore maggiore per finanziare, con 1,2 miliardi, la deducibilità al 100% per le imprese dell’Imu sui capannoni». Ma il messaggio di Matteo Renzi sembra non lasciare spazio a compromessi: dal 2016 il prelievo sarà azzerato su tutte le abitazioni principali. Un intervento da inserire nella prossima manovra all’interno del capitolo sulla nuova local tax (da cui dovrebbero restare però fuori la Tari e le tasse sull’occupazione delle aree pubbliche e sulle affissioni) insieme allo stop all’Imu agricola e alla tassa sugli “imbullonati” sale a non meno di 4,3 miliardi.
Ma una copertura certa non è stata ancora trovata dai tecnici del Governo. E la partita si annuncia tutt’altro che semplice. Sul tavolo ci sono diverse opzioni (si veda Il Sole-24 Ore del 21 agosto): dall’attribuzione ai sindaci di tutto il gettito dell’Imu sui capannoni industriali all’irrobustimento della quota di quello legato all’Imu sulla seconda casa garantita ai Comuni (oggi il 50% va allo Stato). Secondo i dati diffusi dall’agenzia delle Entrate, nel 2014 sul versante delle imposte di natura patrimoniale la Tasi ha pesato per 4,6 miliardi (di cui circa 3,4 miliardi riconducibili direttamente all’abitazione principale) mentre l’Imu ha prodotto un gettito di 19,3 miliardi, 17,7 dei quali dalla voce “altri fabbricati” in cui sono ricompresi anche gli immobili non adibiti ad abitazione principale.
L’eventuale passaggio integrale ai Comuni delle entrate relative all’Imu sui capannoni industriali (di cui però Scelta civica chiede lo stop) non consentirebbe di compensare la perdita di gettito per i Comuni dovuta alla cancellazione della Tasi sulla prima casa. Ecco allora che, a meno di azionare la leva dei maggiori trasferimenti agli enti locali con un’operazione che non appare però compatibile con la coperta corta delle risorse disponibili, una delle strade percorribili potrebbe essere quella dell’Imu.
Non a caso tra le opzioni prettamente tecniche sul tavolo c’è anche quella che prevede la possibilità di alzare le aliquote del prelievo sulle seconde case. Ma Palazzo Chigi punta a dare un messaggio chiaro sulla volontà del Governo di ridurre le tasse con il piano da quasi 50 miliardi in tre anni. E il ricorso a un aumento dell’Imu sulla seconda casa per coprire la cancellazione della Tasi sulla prima abitazione rischierebbe di non risultare in linea con la strategia dell’esecutivo.
La scrematura delle varie ipotesi di copertura si farà a settembre quando sarà aggiornato il quadro macroeconomico e si conoscerà l’ulteriore spazio di flessibilità che sarà concesso da Bruxelles. Renzi ha parlato di una margine di 16 miliardi. Ma, come ha detto la scorsa settimana il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio al Sole-24 Ore, per il Governo sarebbe già un buon risultato incassare l’ok della Ue all’utilizzazione di altri 5-6 miliardi (tra mini-aggiornamento della clausole riforme e attivazione di quella per gli investimenti). Che, sommandosi ai 6,4 miliardi già contabilizzati nel Def (e tutti destinati alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia da oltre 16 miliardi insieme ai 10 miliardi attesi dalla spending review), farebbero salire la dote aggiuntiva a 11-12,5 miliardi.
Ma non è da escludere che la dote aggiuntiva complessiva si fermi a 9-10 miliardi. Con un restringimento del perimetro della manovra e conseguente rischio di riduzione delle risorse per alcuni interventi: pensioni, decontribuzione, pubblico impiego e bonus edilizi.

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