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Tassa di soggiorno, fuoco alle polveri

Tassa di soggiorno, una partenza con polemiche. Il tributo previsto dal decreto legislativo sul fisco municipale, che nelle prossime settimane vedrà la luce dopo il passaggio parlamentare, scatena una raffica di accuse e contraccuse tra esponenti della politica e delle associazioni. Mentre qualche sindaco ha già le idee chiare in proposito. “Il turismo è cresciuto del 7%”, ha detto il sindaco di Milano Letizia Moratti all’inaugurazione della Bit alla Fiera di Rho. Per questo motivo il primo cittadino ha assicurato che il comune non metterà “alcuna tassa di soggiorno, perché crediamo sia importante continuare a investire sul turismo”. “La tassa di soggiorno è una condizione essenziale che l’Anci ha posto per dare il suo assenso al decreto sul federalismo municipale. È una condizione che ci siamo trovati ma che è qualcosa di facoltativo”. Il Ministro del turismo, Michela Brambilla, a margine dell’inaugurazione della Bit alla Fiera di Rho (Milano), spiega che “quello che il Governo ha voluto tutelare è il fatto che fosse impiegata per fini turistici. Sarà possibile trasformare questa tassa in una opportunità, ma dovrà essere discussa dalle categorie con i sindaci”. Quanto al turismo nel nostro Paese, Brambilla mostra una fotografia nella quale c’è “una debolezza di domanda interna dovuta alla situazione congiunturale del 2010. Ma c’è però anche una forte ripresa di turisti internazionali. Gli arrivi degli stranieri verso le nostre città d’arte hanno registrato un +5%”. La strategia del Ministero è puntare sulla delocalizzazione e sulla destagionalizzazione: “perché abbiamo tante mete in Italia che sono poco conosciute e perche’ non possiamo avere un boom di turisti solo nei mesi estivi o nelle vacanze invernali, a Natale”.
“Apprendo con rammarico e amarezza che il Ministro del Turismo Brambilla scarica la responsabilità della tassa di soggiorno sull’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, giustificando così il forte ed innegabile danno che l’immissione della tassa causerebbe al comparto turistico”, reagisce Deodato Scanderebech, responsabile turismo Udc. “Abbiamo delocalizzato la produzione industriale italiana, la Fiat è un esempio lampante, mettendo in ginocchio l`occupazione – prosegue il centrista – e adesso il Ministro intende delocalizzare il turismo, mettendo così in seria difficoltà gli operatori italiani. Occorre definire un modello di promozione del paese con iniziative di pubblico riconoscimento che permetterebbero di incentivare e valorizzare le splendide ed uniche attrattive storico-culturali dell’Italia. L’intero Mezzogiorno, ad esempio, rappresenta una ricchezza infinita che andrebbe sfruttata con intelligenza e lungimiranza. Consiglio vivamente al Ministro di studiare un piano di sviluppo turistico delle regioni del sud, vera opportunità per l’economia, ora disastrosa, di quei territori”.
“La tassa di soggiorno non è un capriccio dei sindaci. Dev’essere posta nel quadro di politiche organiche sul turismo, che ancora oggi sono debolissime, quasi il nostro paese non si chiamasse Italia. Dunque il Ministro Brambilla dovrebbe essere più positivo e propositivo, assumendosi la piena responsabilità delle proposte del Governo, perché non si è mai visto un turismo vincente senza città attive e senza protagonismo dei territori. Per essere protagonisti e aiutare davvero gli operatori, oltre alle idee, servono risorse finalizzate”. Così Marco Filippeschi presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa commenta le parole del Ministro Brambilla. “È già un bel passo in avanti che si siano evitati provvedimenti parziali e preferenziali, quale quello per la Capitale ed altri che erano stati richiesti, in via privilegiata. Il vincolo delle risorse ad interventi per lo sviluppo turistico era esattamente ciò che i sindaci chiedevano. Il fatto che a Roma, come dice Brambilla, le cose vadano bene con la nuova tassa in vigore dice che avevamo ragione”.
Decisamente contrario alla tassa di soggiorno il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. “Secondo noi è un errore – ha detto – è un autogol che ci auguriamo possa essere rimediato”. Per far sì che il turismo possa crescere e diventi davvero “un contributo importante ed effettivo per accelerare la ripresa e la crescita del nostro Paese – ha aggiunto Sangalli – bisogna fare in modo che ci siano delle buone politiche nei confronti di questo settore”. Per il quale “qualche squarcio positivo esiste”. “Ecco perché – ha aggiunto – noi continuiamo a dire che appesantire il settore turistico, che peraltro già appesantivo avendo delle aliquote Iva maggiori rispetto ad altri Paesi a vocazione turistica come la Francia, la Germania, la Grecia, anche della tassa di soggiorno è un errore”.

FEDERALISMO E PROVINCE
“L’autonomia tributaria per le province, così come è delineata dal decreto attuativo, è assolutamente insufficiente sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo”. Lo ha detto il vicepresidente dell’Upi Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, intervenuto ieri in audizione alla Commissione bicamerale per il federalismo fiscale, sul decreto attuativo della legge 42 che interessa l’autonomia tributaria di regioni e province. Zingaretti ha sottolineato come, sull’attuazione della Legge 42 “si è perso un quadro d’insieme del percorso politico di attuazione del federalismo fiscale. Nei diversi decreti attuativi, a partire dal quello sul federalismo municipale, si sono introdotte misure che intervengono anche sulle province, generando di fatto contraddizioni tra i testi”. Sull’autonomia delle province, Zingaretti ha sottolineato come “le misure previste dal decreto non garantiscono alle province le risorse necessarie per finanziarie le funzioni fondamentali: questo vuol dire che se non si interviene con modifiche al testo saranno messi a rischio i servizi per le comunità che le province erogano, dalla messa in sicurezza delle scuole e delle strade alla formazione professionale, dai servizi per il lavoro alla difesa dell’ambiente. Un rischio aggravato pesantemente anche dalla mancata copertura, nel decreto, dei drastici tagli ai trasferimenti che per le province nel 2012 arriveranno a 500 milioni di euro, il 40% in meno sul totale dei trasferimenti dovuti. La compartecipazione all’Irpef, che come province abbiamo ottenuto nell’intesa in Conferenza unificata – ha aggiunto Zingaretti – è centrale, ma così come è stata delineata nel testo, non è altro che un ‘trasferimento erariale camuffato’. Noi, invece, chiediamo una reale autonomia, che può realizzarsi solo se il gettito viene territorializzato e se è prevista la dinamicità del tributo al crescere delle entrate erariali. Per ogni provincia deve essere stabilita una percentuale chiara di compartecipazione.
Intorno ad una reale compartecipazione all’Irpef si può anche riuscire a semplificare ulteriormente il sistema dei tributi provinciali”.

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