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Tasi con acconto «standard»

Un’estensione alla Tasi delle regole già sperimentate per l’Imu, che nel 2012 hanno permesso di chiedere l’acconto ad aliquota standard nei Comuni in cui il bilancio non era pronto in tempo, rimandando al saldo di fine anno il conguaglio con i parametri decisi in sede locale: nella Tasi, però, questo meccanismo chiamerebbe alla cassa anche chi poi sarà esentato dalle detrazioni, con un complicato viavai di pagamenti e restituzioni che potrebbe essere evitato applicando l’acconto standard solo agli immobili diversi dall’abitazione principale.

È una delle novità che potrebbe essere inserita oggi nel decreto «salva-Roma» ter, insieme all’estensione degli strumenti di pagamento, oggi limitati a F24 e bollettino postale, e al ritorno della Tari, ma con sconti proporzionali sulla quota variabile, per i rifiuti speciali assimilati agli urbani e smaltiti dalle imprese (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Il decreto arriva oggi alla giornata clou nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, che ieri hanno interrotto i lavori dopo aver ritoccato le regole del piano di rientro della Capitale perché in Aula si votava la riforma Delrio. Sul tavolo rimane anche la «super-Tasi», cioè l’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille per finanziare le detrazioni delle abitazioni principali, che dovrebbe passare quasi indenne l’esame della commissione: difficile prevedere un vincolo esplicito che imponga di usare per le detrazioni tutte le entrate prodotte dall’aliquota aggiuntiva, perché il meccanismo flessibile scritto nel decreto è “blindato” da un accordo con i Comuni, ma potrebbe aprirsi la strada al prospetto allegato al bilancio in cui mettere a confronto entrate realizzate con lo 0,8 per mille e valore complessivo delle detrazioni. Si tratterebbe di un’operazione trasparenza, che contribuirebbe ad alzare la temperatura politica dei dibattiti Tasi nei Comuni ma sarebbe difficile da sottoporre a verifica, anche perché la Tasi è al debutto e non permette confronti con il passato.

Dopo aver cancellato il limite che non consentiva di destinare alle agevolazioni aggiuntive della Tari più del 7% del costo del servizio, le commissioni ieri si sono dedicate alle regole per Roma, alle prese con una complicatissima quadratura del preventivo 2014 che potrebbe portare al massimo le aliquote Tasi della Capitale. Difficoltà analoghe agitano il piano di riequilibrio, che infatti nei correttivi incontra più tempo: il Campidoglio avrà 30 giorni in più (6 luglio anziché 6 giugno) per inviare al Governo, alle Camere e ora anche alla Corte dei conti la relazione sulle cause del disavanzo e sui debiti da trasferire al commissario, e dovrà tener conto anche dei debiti delle partecipate. Roma dovrà passare al setaccio tutte le partecipate di primo e secondo livello, evidenziare numero e indennità dei consiglieri di quelle in perdita, legare i compensi a obiettivi di bilancio e far decadere automaticamente chi non li rispetta (non, però, nelle società che erogano «servizi essenziali»). Tra i correttivi accantonati, che saranno esaminati oggi, si riaffacciano poi l’idea della holding e i pensionamenti pre-Fornero per gli esuberi. In ambito partecipate, però, rimane sul piatto anche l’emendamento (prima firma Marco Causi) di facilitare in tutti i Comuni lo scioglimento o l’alienazione delle partecipate esentando dal Fisco le operazioni e le eventuali plusvalenze: a fine 2013 l’idea era stata stoppata dalla Ragioneria per problemi di copertura, ma la stessa legge di stabilità punta sulle cessioni in ottica di risparmio e il superamento degli ostacoli fiscali potrebbe aiutare.

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