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Tari ancora in cerca di una norma-ponte

Le contorsioni della Tari rischiano di creare un nuovo buco negli incassi dopo quello sfiorato lo scorso anno, e i Comuni provano a riutilizzare la norma del 2013 che permetteva di misurare gli acconti del tributo sui rifiuti in base a quanto pagato da ogni utenza nell’anno prima: in qualche caso, le amministrazioni hanno bussato alla porta del dipartimento Finanze, che l’anno scorso aveva illustrato il meccanismo con la circolare 1/DF/2013 del 29 aprile, e sono in attesa di risposta. Rispetto al 2013, però, ci sono due differenze: manca una norma-ponte per il passaggio dalla Tares (o dalla Tarsu/Tia che era ancora in vigore) alla Tari, la nuova versione del tributo sui rifiuti, e 4.096 Comuni (cioè la metà abbondante del totale) sono attesi al voto amministrativo di maggio, con la concreta prospettiva di allungare ulteriormente i tempi di approvazione dei tributi 2014: tanto più che sono in molti a dare per scontata un’ulteriore proroga per il termine dei bilanci preventivi, oggi fissato al 30 aprile.

Ad azzoppare il cammino della Tari verso l’approvazione, come accade più in generale per la Iuc di cui è una componente, è il decreto salva-Roma, che ha tempo fino al 6 maggio per essere esaminato (e rivisto) in Parlamento. Sul versante Tari, l’ultima novità è arrivata con l’esenzione totale (articolo 2 del Dl 16/2014) per i rifiuti speciali assimilati agli urbani che il produttore avvia autonomamente al recupero. Il decreto risolve in questo modo la questione nata con la legge di stabilità, che per questi rifiuti aveva previsto sia l’esenzione sia la possibilità di sconti da parte del Comune, mentre il ministero dell’Ambiente (circolare 1/2014) aveva proposto di superare l’empasse creata dalle due norme in conflitto privilegiando gli sconti locali, come accadeva con i vecchi tributi ambientali. Fatto sta che la regola ora in vigore impone di ripensare tutti i piani finanziari, perché non viene meno l’obbligo di copertura semi-integrale dei costi del servizio ma si riduce drasticamente la platea dei paganti. Il Parlamento, poi, ha già stoppato a dicembre una prima versione dell’esenzione, e potrebbe reintervenire a cambiare nuovamente le carte. Ancora per settimane, quindi, i parametri saranno incerti, ma negli enti al voto l’attività riprenderà solo tra fine giugno e inizio luglio, con il rischio di vedere i primi pagamenti in autunno.

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