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Taglio al cuneo fiscale da 5 miliardi

La revisione del patto di stabilità, la definizione della nuova service tax e la riduzione del carico fiscale e contributivo su lavoratori e imprese. Sono i tre pilastri della legge di stabilità per il 2014 che il Governo sta mettendo a punto per rispettare l’appuntamento del prossimo 15 ottobre con le Camere e l’Europa. La dote finanziaria per sostenere la ripresa e gli enti locali potrebbe toccare i 10 miliardi di euro. Di questi almeno la metà potrebbe essere destinata al taglio del cuneo fiscale, da intendersi però come riduzione delle tasse su imprese e lavoratori.

La commissione tecnica al Mef ha praticamente concluso il lavoro di analisi dell’impatto macroeconomico e degli effetti sulla distribuzione dei redditi delle misure allo studio nella legge di stabilità. La prossima settimana sarà presa la decisione su come garantire un abbattimento del carico fiscale sul lavoro: sono ancora aperte diverse opzioni sia sulla tipologia di intervento (eliminazione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, riduzione del peso dei contributi Inail, incentivi alle assunzioni anche per gli over 29enni) sia sull’estensione della misura (generalizzata a tutte le imprese e tutti i lavoratori o selettiva, ovvero concessa alle imprese solo in presenza di alcune condizioni come l’aumento occupazionale e ad alcune categorie, come gli svantaggiati). «Ancora non è stata definita la somma disponibile – spiega il sottosegretario al Lavoro, Carlo dell’Aringa -, ci saranno almeno 2 miliardi di euro nella legge di stabilità. È probabile che si punterà a misure selettive per incidere maggiormente sull’occupazione, con un intervento strutturale».

Per sostenere la ripresa si lavora anche sul fronte investimenti. Allo studio anche una nuova detassazione per gli investimenti, mentre appare consolidato un potenziamento dell’Aiuto alla crescita economica (Ace) introdotto dal governo Monti per sostenere la capitalizzazione delle imprese e gli investimenti. Sul piano occupazione, inoltre, al ministero del Lavoro si punta anche sul rilancio del credito d’imposta per nuove assunzioni.

L’altro soggetto cui si rivolgerà la legge di stabilità, ha ricordato ieri alla Camera il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, sono i comuni. Patto di stabilità e service tax sono i due capitoli cui si sta lavorando “a più mani”, con il contributo di più dicasteri, da quello dell’Ambiente al quello degli Affari regionali.

Proprio il ministro Graziano Delrio, nel question time al Senato ha precisato che i tempi della service tax «saranno definiti nella legge di stabilità». Oltre a unire l’Imu e la Tares, la nuova tassa dovrà «unire anche una parte sui servizi indivisibili. Diventerà un pilastro del federalismo fiscale che speriamo sia definitivo, non transitorio». Service tax che oltre a superare definitivamente l’Imu e riordinare la tassazione immobiliare dovrà rispettare comunque i vincoli del diritto comunitario in materia ambientale secondo il principio «tanto inquini, tanto paghi».

Per gli enti locali la legge di stabilità farà rotta sul patto di stabilità interno. «L’orientamento del Governo, ha ricordato ancora Delrio, è quello di semplificarlo per la prima volta e ridurne l’impatto per liberare investimenti in conto capitale». In sostanza si pensa di ridurre l’obiettivo per tutti anziché procedere all’allentamento selettivo solo per alcune voci.

Uno spazio ad hoc nella legge di stabilità sarà riservato alle politiche sociali. Lo scorso anno sono stati stanziati 600 milioni per il fondo politiche sociali e non autosufficienti. Il Governo, ha precisato Baretta, si metterà all’opera «nei prossimi giorni» per assicurare le risorse necessarie. La legge di stabilità potrebbe imbarcare anche la rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia. Non prima però che, come ha ricordato Baretta rispondendo a un question time in commissione Finanze alla Camera, il Comitato di esperti che si è costituito a Palazzo Koch e presieduto da Franco Gallo abbia completato le sue riflessioni sulla corretta valutazione delle quote di partecipazione di Bankitalia.

Per drenare risorse il Governo punta a un nuovo piano di risparmi sulla spesa. Si continuano a studiare i costi standard da applicare almeno per la metà delle attuali voci di spesa. Un ruolo strategico sarà riservato al nuovo commissario alla spesa, Carlo Cottarelli, cui sarà affidato il compito di applicare i nuovi costi standard e recuperare così i risparmi in termini di spesa aggredibile. Si lavora anche sui ticket «per impedirne l’aumento», spiega il sottosegretario alla salute, Paolo Fadda, «potranno subire piccoli adeguamenti in attesa di una revisione complessiva».

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