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Tagliati 1.300 precari: sportelli unici a rischio

Un colpo che mette a rischio il funzionamento degli sportelli unici per l’immigrazione delle questure italiane. Con un solo comma la manovra finanziaria rischia di mandare in tilt gli uffici che si occupano delle pratiche di regolarizzazione degli stranieri: il comma 28 dell’articolo 9 del Dl 78/2010, infatti, impone alle amministrazioni dello stato e agli enti pubblici di ridurre del 50% rispetto al 2009 la spesa sostenuta per il personale a tempo determinato o assunto con convenzioni. Questo significa, in pratica, l’impossibilità di rinnovare i contratti in scadenza al 31 dicembre 2010 ai 643 precari assunti nel 2005 con concorso pubblico, e quelli in scadenza al 31 luglio che interessano i 650 interinali assunti dal ministero per rispondere all’emergenza- sanatoria che aveva inondato di pratiche gli sportelli di tutta Italia. L’8 luglio scorso il sottosegretario all’Interno Nitto Palma ha confermato che la carenza di fondi non consente di procedere «al momento» alla stabilizzazione del rapporto di lavoro. In via ufficiosa, però, dal Viminale fanno sapere che i precari sono importantissimi per il funzionamento della “macchina” e che si sta cercando una soluzione che permetta di rinnovare i contratti. A mancare, quindi, non è la volontà, ma le risorse finanziarie. Le quasi 300mila domande presentate per l’emersione di colf e badanti lo scorso settembre sono state lavorate e in molte prefetture la sanatoria è stata archiviata. Merito ? anche ? dei 650 interinali assunti dal ministero proprio con questo compito. La ripartizione territoriale li aveva suddivisi in base alle necessità delle prefetture: i rinforzi maggiori sono arrivati a Milano, Roma e Napoli, dove gli interinali impiegati sono rispettivamente 32, 30 e 20. Nei mesi più “caldi” gli sportelli sono arrivati a vagliare anche 250-300 pratiche al giorno. Il supporto degli operatori (sia di quelli a tempo determinato che degli interinali) potrebbe rivelarsi decisivo nel caso in cui il ministero decidesse di varare un nuovo decreto flussi: non è in agenda (il ministro Maroni aveva escluso questa ipotesi, almeno fino a quando non diminuirà la disoccupazione degli italiani), ma le cose potrebbero cambiare. La scelta di rimandare a casa gli operatori non stabilizzati ricadrà, quindi, soprattutto sugli stranieri, i quali vedranno allungarsi i tempi per la convocazione e la consegna del permesso di soggiorno. «Oggi ? spiega Cristiano Ceccotti, il presidente (insieme con Alessia Pantone) del comitato dei precari ? rappresentiamo l’80-90% del personale addetto presso gli uffici immigrazione. Senza di noi sarà impossibile portare avanti il lavoro. Oltretutto, il ministero ha speso soldi per formarci e adesso ci manda via». In effetti, in sette anni di lavoro i precari hanno acquisito competenze indispensabili per il funzionamento della “macchina”, eppure «difficilmente spendibili altrove» lamenta Ceccotti, preoccupato del suo futuro di quello dei suoi colleghi. In attesa di una risposta dal ministero i precari provano a fare due conti: «È impensabile che gli sportelli portino avanti il lavoro con il personale che hanno. Il ministero potrebbe allora chiedere rinforzi a una società interinale, come ha fatto per la procedura di emersione. Ma affidarsi a un’agenzia è più costoso che rinnovare per un anno i nostri contratti». Senza contare che il personale andrebbe formato e che si creerebbero altri precari. E se i precari di lungo corso hanno ancora davanti cinque mesi di lavoro, gli interinali hanno le ore contate. Il loro contratto scadrà il 31 luglio. Era previsto che lavorassero complessivamente sei mesi nel corso dell’anno, ma per lo più sono stati già utilizzati e andranno a casa a fine mese. In più, i lavoratori a tempo determinato sono sul punto di perdere il posto proprio quando il loro contributo sembra diventare ancora più utile: dal prossimo dicembre, infatti, le prefetture dovranno gestire anche i test di italiano per chi chiede la carta di soggiorno. Poi, probabilmente all’inizio del 2011, entrerà in vigore l’accordo di integrazione, e le stesse prefetture saranno chiamate a organizzare i corsi di educazione civica per gli immigrati e a verificare gli obiettivi che questi raggiungono. La manovra, infine, mette in difficoltà anche un altro settore legato agli stranieri: i sindacati di polizia, infatti, lanciano l’allarme di fronte a nuovi tagli, al blocco dei rinnovi dei contratti e al tetto sulle retribuzioni. «La polizia potrà lavorare di meno – spiegaFelice Romano, segretario generale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) -. Di conseguenza diminuiranno i controlli sugli irregolari e su chi li sfrutta facendoli lavorare in nero e in condizioni disumane».

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