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Tagli, Tursi perde sessanta milioni addio mense gratis per i più poveri

C’era una volta una città dove chi non aveva soldi non pagava la mensa scolastica. Una città con gli autobus che si inerpicavano in collina, le strade illuminate di notte, gli anziani assistiti da colf pubbliche. La bella favola – così ha deciso Tremonti, lo stregone – è finita: a Genova, invece di 109 milioni, ne diamo 44 e per il resto che si arrangino. Cavoli loro, non è un problema del governo Berlusconi se gli handicappati restano senza assistenza o se gli asili nido chiudono. Ieri mattina la riunione della giunta comunale è durata oltre cinque ore: lunedì la Vincenzi e la sua squadra si misureranno con i partiti politici che sostengono l’ammini-strazione per decidere dove e quanto tagliare, come recuperare questi maledetti 65 milioni di euro, su quale livello minimo di welfare assestarsi in presenza di tagli così odiosi. Il rischio era quello del “tutti contro tutti”: meglio togliere una linea di bus o il trasporto dei bimbi a scuola, la luce in via XX settembre o la potatura del roseto di Nervi? Tradotto: Pissarello contro Veardo, la Papi contro Pastorino, Margini contro la Montanari, tutti contro Scidone? Non sono mancate le scintille ma alla fine – spiega il vicesindaco Paolo Pissarello «abbiamo scelto una linea fortemente unitaria: la barca è la stessa, non sono io che penso al trasporto e Veardo alla scuola, ma siamo una giunta che amministra una città a cui il governo Berlusconi decide di tagliare ben 65 milioni di euro. E, insieme alle forze politiche che ci sostengono, troveremo una strada comune». Mario Margini farà parte della commissione incaricata di stilare un documento per lunedì. «Ci muoveremo su tre filoni – anticipa a Repubblica – tariffe, risparmi, cessioni. Un bilancio di lotta e di governo: non possiamo cancellare servizi essenziali, non possiamo colpire più di tanto le tariffe, dobbiamo vendere tutto ciò che non è strategico». Bocche ben cucite, ma poi alla fine qualcosa di concreto spunta fuori. Nel capitolo “beni non strategici” ecco che sulla lista dei “cedibili” finiscono le farmacie, gli stabilimenti balneari, “partecipazioni superflue” come quella in Saster Net (gruppo Iride, cavi e trasmissione dati). Poi – ma in questi tempi di tensioni sociali non è proprio il caso di toccare le grandi aziende – ci sarebbe il 40% di Amiu, che per il decreto Ronchi occorre comunque vendere entro il 2012 (“e tanto varrebbe incassare subito” ha sostenuto ieri mattina un assessore tra i più influenti). Sulla scuola la linea Maginot tracciata da Veardo è precisa: «I servizi 0-3 anni non si toccano, oggi diamo la copertura-record del 34% e di lì non ci muoviamo. Anche i servizi per i disabili sono intoccabili, mentre potremmo essere più rigidi sui percorsi dei trasporti a scuola». Cosa toccare, allora? Se proprio non se ne può fare a meno, diminuiranno le esenzioni per mense e trasporti: oggi chi ha un reddito basso non paga proprio, verrà probabilmente inserita una quota minima. In giunta si è parlato anche di “una manovra alla Robin Hood: togliere ai ricchi, facendoli pagare di più, per dare ai poveri”, ma interventi sulle mense scolastiche non sono all’ordine del giorno. E i servizi sociali? «Abbiamo una serie di scenari e molto dipenderà dalle cifre – risponde l’assessore competente, Roberta Papi – Ci muoveremo il più possibile dentro percorsi riorganizzativi, per mantenere i livelli essenziali stabiliti dalle legge 328 e dalla legge 12». Traducendo: per adesso niente tagli sul sociale, ma parecchi soldi risparmiati grazie alla riorganizzazione dei servizi. Paolo Pissarello non ci sta a parlare di scenari con il bus a due euro e 80 l’ora, con 150 mezzi in meno in giro, con trecento posti di lavoro che saltano in Amt. «Inutile fasciarci la testa adesso – spiega il vicesindaco – l’Amt sta facendo una serie di simulazioni ma, prima di tutto, dobbiamo sapere quanti soldi in meno ci arriveranno alla voce trasporto pubblico. Quello che deve essere chiaro è che il Comune è dalla parte dei cittadini e vuole garantire il numero maggiore e migliore di servizi possibile. Poi, che ce la faccia con 65 milioni di euro in meno è tutto un altro discorso».

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