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Tagli agli enti da 9,6 miliardi

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Di bozza in bozza il conto della manovra per le autonomie locali prende corpo. E, al netto degli sconti per gli enti virtuosi, si annuncia salato: nel biennio 2013-2014 sono attesi tagli al comparto delle autonomie per un totale che oscilla tra i 9,6 e i 9,7 miliardi di euro, a seconda del testo considerato. Una “sforbiciata” che si aggiunge al menù di interventi già anticipato sul Sole 24 Ore di ieri. Vale a dire sanzioni fino a 10 indennità per gli amministratori che eludono i vincoli del patto di stabilità ed estensione del tetto di personale alle società partecipate. Un primo articolato, circolato in mattinata, conteneva anche il dettaglio dei “sacrifici” in agenda. Quantificando in 2,4 miliardi il contributo chiesto alle Regioni ordinarie, in 3 miliardi quello previsto per le speciali, in 1,2 miliardi l’aggravio per le Province e in 3 miliardi la riguardante i Comuni. Qualche ora dopo ne è apparso un altro, meno dettagliato, che si limitava a indicare il totale della riduzione imposta dal Governo (3,2 miliardi nel 2013 e 6,5 nel 2014) e a ribadire che dal computo è escluso il finanziamento della sanità (su cui si veda altro articolo a pagina 7). Milione in più milione in meno la sostanza non cambia. Dopo la “stretta” di 14,8 miliardi, che è stata partorita 12 mesi fa e che esaurirà i suoi effetti l’anno prossimo, già un’altra se ne profila all’orizzonte. Ed è presumibile che, una volta confermati i tagli, tanto i governatori quanto Anci e Upi faranno sentire la loro voce. È difficile che l’allentamento per gli enti virtuosi, contestualmente inserito nel Dl dopo il pressing della Lega, possa loro bastare. Su questo punto dovrebbe fare fede la bozza mattutina che affidava a un successivo decreto dell’Economia, d’intesa con la Conferenza unificata, il compito di raggruppare le amministrazioni in quattro classi di virtuosità compilate in base a sei parametri: rispetto del patto nei tre anni precedenti; rapporto tra spesa in conto capitale e uscite correnti; incidenza del costo del personale; situazione finanziaria; parco auto di servizio; numero di sedi e uffici di rappresentanza all’estero. Con la previsione ulteriore che, alle “teste di serie” del primo gruppo, da un lato non si applichino i nuovi tagli mentre dall’altro vengano ridotti quelli vecchi previsti dal Dl 78/2010. Fino a un tetto complessivo di 200 milioni di euro. In aggiunta lo stesso testo prevedeva una sfoltita di 4,2 miliardi ai flussi perequativi per Sicilia e Sardegna disciplinati dai decreti attuativi sul fisco municipale e provinciali. Di cui 3 a carico dei Comuni e 1,2 a danno delle Province. Il resto delle norme dedicate agli enti locali è pressoché identico in entrambe le bozze e conferma le nostre anticipazioni. A cominciare dall’inasprimento dei controlli anti-elusivi sul patto, fondato sia sull’annullamento delle manovre stipulate per aggirare i paletti sia sull’introduzione della sanzione di 10 indennità per gli amministratori che le hanno varate e di tre stipendi per i responsabili dei servizi finanziari. Sembrano sopravvivere, infine, sia la previsione che nel tetto del 40% delle spese di personale andranno comprese anche quelle sostenute da partecipate (eccetto le Spa quotate) sia la precisazione sui debiti di Roma capitale: saranno considerate correnti e non commissariali non solo le entrate successive al 2008 ma anche quelle anteriori purché accertate dopo il 31 dicembre 2007

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