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Super tributo con referendum

Supertributi comunali fai-da-te. Saranno i sindaci a scegliere quali tasse (tra le 24 di competenza municipale) accorpare in uno o più prelievi impositivi. Lo decideranno con delibera dopo aver consultato i cittadini con un referendum. E’ questa la nuova articolazione della fiscalità locale che verrà disegnata entro fine mese (come previsto dall’accordo con l’Anci) dal governo nel decreto sull’autonomia fiscale dei comuni. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, a conclusione del consiglio dei ministri che ha dato l’ok al decreto sui fabbisogni standard (si veda box in pagina). «Saranno i comuni», ha detto il ministro, «a scegliere se arrivare ad una imposta, a due, tre o quattro. Starà a loro definire il menu fiscale». «Oggi abbiamo 24 tributi comunali», ha ricordato il ministro. «Questo vuol dire 24 moduli, 24 pagamenti, 24 accertamenti e 24 margini di rischio e quindi di sanzione. Pensiamo che sia civile unificare questi tributi che si sono stratificati nel tempo. L’ideale sarebbe il massimo della concentrazione in un unico tributo ma dovranno essere i comuni a decidere». Tremonti ha voluto precisare che non si tratta di nessuna retromarcia sull’istituzione del supertributo comunale che sostituirà integralmente i trasferimenti erariali. Perché, ha spiegato, ai comuni andrà comunque il gettito delle imposte (ipotecaria, catastale, di registro oltre alla quota Irpef relativa al reddito da immobili) che gravano sulla casa. Senza dimenticare la cedolare secca sugli affitti e l’emersione degli immobili fantasma. Quel che è certo, ha precisato Tremonti, è che dal nuovo tributo resterà fuori la prima casa. Esentasse oggi, dopo l’eliminazione dell’Ici sull’abitazione principale, e anche in futuro. Un altro nodo che il governo dovrà sciogliere in tempi brevi riguarda le modalità delle perequazione. Come anticipato da ItaliaOggi il 14/4/2010, il decreto sull’autonomia impositiva individuerà un meccanismo per salvaguardare gli enti, soprattutto quelli più piccoli, che potrebbero risultare penalizzati nel passaggio dai trasferimenti all’imposta unica municipale (perché, per esempio, il taglio ai contributi statali non risulta compensato, a causa dell’esiguo numero di compravendite immobiliari registrate nel comune, dal gettito del nuovo tributo). «Bisogna evitare che, togliendo i trasferimenti, i comuni che hanno più gettito si trovino più ricchi», ha detto Tremonti. Che sarebbe tentato dall’idea di escludere del tutto i piccoli comuni da questo meccanismo. Il numero uno di via XX settembre ha anche annunciato che, dopo il decreto sull’autonomia impositiva dei comuni sarà la volta di quello sulle province che verrà varato quando si troverà l’allineamento tra competenza e gettito degli enti intermedi. «I comuni non creano particolari problemi da questo punto di vista perché per loro è evidente il legame tra cosa amministrata e cosa tassata». Non così per le regioni che gestiscono la sanità finanziandola col gettito dell’Iva e dell’Irap. Motivo per cui il decreto sull’autonomia fiscale dei governatori slitterà all’autunno. Intanto però i comuni, che per accelerare sul fisco locale hanno mandato giù la pillola amara della manovra, hanno messo in guardia il ministro dal fare marcia indietro sull’imposta unica municipale. «Nell’accordo firmato a palazzo Chigi con Berlusconi», ha ricordato il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, «c’e’ scritto che entro il 31 luglio il cdm deve approvare un decreto sull’autonomia impositiva dei comuni, che non prevede alcuna nuova tassa, ma un’imposta unica che accorpa quelle già esistenti sugli immobili. Quando si firma un accordo si sancisce un reciproco spirito di affidabilità; se viene meno, cade la sostanza politica di quell’accordo». Alla luce degli ultimi incontri tecnici tenuti al ministero dell’economia (definiti da Chiamparino «riunioni di facciata»), l’Anci ha chiesto al governo di rispettare l’accordo firmato a palazzo Chigi e soprattutto di poter vedere i testi «che devono essere concordati».

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