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Sulle pensioni ora i conti tornano

Un risparmio di oltre 80 miliardi di euro, che significa oltre 3 punti percentuali del Pil (3,52%), per circa 9 milioni di pensionati in meno. È l’effetto, sui prossimi 40 anni, della riforma Sacconi delle pensioni introdotta dalla legge n. 122/2010 (la manovra estiva), che entrerà in vigore dal prossimo anno. I dati arrivano dall’audizione del presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, alla camera sul Libro verde dell’Ue sul futuro dei sistemi pensionistici. La sostenibilità del sistema previdenza. L’intervento del presidente Inps spiega che in Italia ci sono circa 16,7 milioni di pensionati che, nel loro insieme, percepiscono circa 23,8 milioni di trattamenti pensionistici d’invalidità, di vecchiaia, di reversibilità (superstiti), assistenziali e indennitari. Dunque, in media 1,4 pensioni per pensionato. Nel 2009, l’importo medio annuo lordo del reddito pensionistico percepito è stato di 15.071 euro annui; le donne ne percepiscono 12.495 e gli uomini 17.978. L’incidenza negativa della crisi. A proposito della sostenibilità del «sistema previdenza Italia», il presidente dell’Inps ha evidenziato i riflessi negativi che l’attuale crisi produrrà sulle pensioni degli italiani. L’Istat, spiega, ha accertato nell’anno 2009 una variazione negativa del Pil nominale pari al ?3%. Il 2010-2014 è periodo di calcolo della media quinquennale, in cui la variazione negativa del Pil esplicherà i suoi effetti sul montante contributivo (il criterio di calcolo previsto dalla legge 335/1995 articolo 1, comma 9 per la rivalutazione del montante contributivo, stabilisce: «il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla media quinquennale del prodotto interno lordo, (Pil) nominale, appositamente calcolata dall’Istat, con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare»). Per i lavoratori che ricadono nel regime di calcolo della pensione misto e contributivo, pertanto il periodo di congiuntura comporterà una diminuzione della spesa pensionistica (cioè un assegno di pensione ridotto), dovuta alla minore rivalutazione dei montanti contributivi che agirà con gradualità e sarà quantificabile nell’ordine dei un 1% (del Pil) in diminuzione, intorno al 2040. La manovra estiva. Le misure di carattere strutturale contenute nella legge n. 122/2010, spiega ancora Mastrapasqua, sono destinate a produrre nel tempo dei risparmi di spesa che, di fatto, compensano in termini di stabilità del sistema pensionistico gli effetti negativi prodotti della congiuntura economica. Questa, infatti, ha comportato (e comporta) anche una sensibile riduzione delle entrate contributive, quelle che servono cioè a pagare le «pensioni» a coloro che non sono più al lavoro (per via dell’aumento della disoccupazione). Con l’introduzione delle modifiche strutturali, che prevedono aumenti automatici del requisito d’età di pensionamento (collegate all’aumento della speranza di vita, e un allungamento del regime delle decorrenze, realizzando nel contempo tempi di attesa uguali per tutti), il presidente spiega che l’Inps ha stimato per le principali quattro gestioni (fondo pensioni lavoratori dipendenti e autonomi) un risparmio complessivo nel decennio 2011-2020 di circa 38,3 miliardi di euro (si vedano, nello specifico, i dati indicati in tabella. I risparmi e le minori pensioni. La tabella indica, anno dopo anno dal 2011 al 2050, come la riforma Sacconi riverbererà i propri effetti in termini di variazione della spesa pensionistica e variazioni del numero di pensioni. Nel 2011, per esempio, è previsto un risparmio di 392 milioni di euro e 90 mila pensionati in meno (che significa pagare 90 mila rendite in meno). Nel 2020 gli stessi dati sono, rispettivamente, risparmio di 5,162 miliardi di euro e 348 mila pensionati in meno. Nel periodo 2011-2020 (sommando, cioè, i dati di ogni singolo anno compreso nel periodo), il risparmio di spesa è stimato pari a euro 38,307 miliardi, mentre i pensionati in mero 2,203 milioni. Nel periodo 2011-2049, il risparmio ammonta a 80,605 miliardi di euro, mentre i pensionati in meno saranno stati 7,261 milioni (8,740 milioni se si considera anche l’anno 2050).

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