Questo articolo è stato letto 4 volte

Sull’alluvione di documenti Brunetta ha proprio ragione

Fonte: Italia Oggi

l’Italia, va ammesso, non è più un paese per persone ragionevoli e razionali. La prova definitiva la si è avuta lunedì scorso, quando il ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione, Renato Brunetta, uno che ha fatto più annunci che risultati nei suoi anni di governo, ha proposto di abolire l’obbligo delle imprese di presentare tutti quei certificati, una moltitudine, che contengono informazioni già nella disponibilità della stessa amministrazione. Possibile che il ministero dello Sviluppo economico, per assegnare un finanziamento alla ricerca, richieda all’impresa aggiudicataria di fornire, ovviamente in cartaceo, tutta una sfilza di documenti amministrativi che potrebbe da solo ottenere via web con un click, visto che sono già nelle banche dati pubbliche? Ebbene sì, ciò è quanto avviene oggi in piena googlenomics nel Belpaese, dove gli archivi informativi delle varie articolazioni della p.a. sono dei silos non comunicanti tra loro e quindi impossibilitati a scambiarsi informazioni. Il risultato è un’orgia di richieste di certificazioni da parte dei privati agli uffici amministrativi e una superorgia di carta che viene scambiata, mentre il mondo diventa paperless. Del resto, una impresa privata, che lavora con una qualsiasi articolazione della p.a., deve presentare il Durc, cioè il certificato sulla regolarità contributiva, emesso dall’Inps. A pagare non è l’amministrazione che chiede il Durc via web all’Inps, come accadrebbe in un mondo normale, ma l’impresa privata che deve pagare un obolo, di fatto mensile, all’Inps, o a un’agenzia privata che fa la pratica, per farsi rilasciare un certificato che di fatto è un bit nel database dell’ente di previdenza. Insomma, una follia tutta italica che costringe chi lavora e produce a perdere produttività per inseguire certificazioni che, una p.a. un minimo organizzata e con architetture informatiche aggiornate, potrebbe autoscambiarsi. Zavorra vera per qualsiasi tentativo di sviluppo. Un delirio burocratico anticapitalista tutto italico. Brunetta ha avuto il merito di proporre questa incredibile rivoluzione: non far più richiedere alle imprese informazioni che la p.a. già ha e che può agevolmente controllare. Non, come qualcuno ha detto, abolire le certificazioni, più banalmente abolire degli oneri impropri causa cattiva organizzazione dei database della p.a. Zapatero, prima di lasciare la Moncloa, ha abolito le camere di commercio, altra gabella napoleonica senza alcun senso nell’epoca dischiusa da Google, e gli inutili adempimenti connessi. L’economia spagnola nel 2012 crescerà il doppio di quella italiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *