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Sulla prima rata Imu il Pd ci ripensa

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Brusca retromarcia del Pd sulle “case di lusso”: il pacchetto di emendamenti al decreto-legge 102, sono stati prontamente ritirati. Almeno per ora visto che si tornerà a parlare di Imu per la seconda rata a novembre. Il focus è ora, dunque, tutto sulla legge di stabilità che sarà varata la prossima settimana dopo il rientro di Saccomanni da Washington.

Nella tarda mattinata di ieri, dopo le parole del Presidente da Cracovia e la volontà del premier Letta e di altri dirigenti del Pd di non accendere altre polemiche con il Pdl, il capogruppo Pd in Commissione bilancio, Maino Marchi, primo firmatario della proposta, ha annunciato il ritiro di tutti gli emendamenti.
“Era solo un modo per far pressione sul Governo”, spiega Marchi, una via per avere garanzie sulla copertura di alcuni provvedimenti per il 2013, Cig in deroga in primis, garanzie arrivate subito dopo da Baretta. Lo stesso che ha rinviato alla legge di stabilità la definizione della service tax, con la sua natura “progressiva”.

Al ritiro degli emendamenti non ha però ceduto Scelta Civica: il primo, che innalza da 200 a 400 euro la franchigia, facendo pagare la residua parte dell’imposta oltre tale soglia; il secondo che prevede che i redditi oltre i 55.000 euro paghino un decimo della rata di giugno. I “montiani” sono sempre stati contrari all’abolizione dell’Imu per tutti, e dopo che si torna ad ipotizzare l’aumento delle accise sulla benzina nella manovrina di fine anno, non intendono ritirare le loro proposte: “Se il Governo ha le risorse – spiega Enrico Zanetti per coprire l’abolizione della seconda rata senza aumentare altre imposte, noi saremo felici di ritirare il nostro emendamento”. Intanto, una serie di emendamenti presentati da Scelta Civica e M5S prevedono che la Tares tenga conto della capacità contributiva delle famiglie anche attraverso l’Isee, nonché della quantificazione dei rifiuti.

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