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Sull’Imu intesa vicina, oggi l’ok in Consiglio dei Ministri

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Il decreto che varerà il Consiglio dei Ministri previsto per oggi cancellerà definitivamente la prima e la seconda rata dell’Imu di quest’anno. Da gennaio 2014 la tassa sulla prima casa sarà sostituita da una nuova imposta che comunque terrà conto delle dimensioni dell’immobile. I dettagli verranno definiti nella legge di stabilità da approvare entro il 15 ottobre.
L’accordo politico è chiuso, sui dettagli tecnici c’è ancora parecchio da fare. Il paradosso nel quale si è cacciato il governo Letta vuole infatti che la cancellazione dell’imposta sulla prima casa dovuta quest’anno sia una faccenda più complicata dell’accordo su quella che la sostituirà. Lo è anzitutto per

Il Pdl, cambiando nome (da Imu a service tax) e natura (da patrimoniale a contributo sui servizi comunali) a una tassa, potrà dire ai suoi elettori che almeno formalmente non c’è più, molto più difficile è fare i conti con una rata da pagare: o c’è, o non c’è. In questi mesi il partito di Berlusconi non ha promesso altro. E se poi quella rata è abolita ma sostituita con altre tasse alla gran parte dei cittadini può apparire come una beffa. È attorno a questo complicato rovello che ieri Pd, Pdl e Governo hanno lavorato per chiudere un accordo ad ogni costo.

Prima Alfano e Brunetta con Saccomanni, poi fra i ministri Pd, infine a Palazzo Chigi con Letta, il Governo ha speso l’intera giornata stretto fra due grane: l’Imu e la Siria. Il tema ricorrente di tutti gli incontri è stato come trovare – e in fretta – i quattro miliardi necessari a compensare il gettito Imu di quest’anno.
Per la prima rata (2,4 miliardi) la soluzione è pronta: 1,2 verranno dalla maggiore Iva dei creditori statali che stanno staccando le fatture per gli arretrati, altri 700 milioni – e nonostante le proteste di Confindustria servizi – arriveranno dal settore dei giochi, in particolare dalla chiusura (via sanatoria) di un vecchio contenzioso con le società che gestiscono le slot machine. Il resto (circa 500 milioni) li dovrebbero garantire un po’ di tagli alla spesa dei ministeri e dei cosiddetti contributi alle imprese. Su come coprire gli altri due miliardi della seconda rata c’è tuttora incertezza. Il capogruppo Pdl Brunetta ha fatto sua una proposta delle banche che prevede la rivalutazione delle quote possedute della Banca d’Italia. Un meccanismo che permetterebbe agli istituti di innalzare i ratio patrimoniali e all’Erario di incassare più tasse dalle plusvalenze per almeno un miliardo. Ma si tratta di un meccanismo che deve passare dall’ok di Bruxelles, e dunque molto aleatorio. Di qui l’ipotesi di un piano B che prevede la più classica delle soluzioni, l’aumento delle tasse indirette.
Solo oggi sapremo come andrà a finire, qui ci limiteremo a raccontare quel che fonti di governo valutano come possibili rimedi: far scattare l’aumento Iva dal 21 al 22% previsto per il primo ottobre (vale un miliardo di euro), un ritocco delle accise sulla benzina, alle imposte di registro e di bollo. Più complicata – ma ieri nelle riunioni si è discusso anche di questo – una soluzione che passi dall’allargamento della platea degli immobili che l’Imu l’hanno pagata e continueranno a pagarla, i cosiddetti “immobili di pregio” o da un aumento dell’Imu dovuta per le seconde case. “Le coperture ci saranno, chiare nette e credibili”, fa sapere Brunetta. Difficile dire se altrettanto chiara, netta e credibile sarà la soluzione per cancellare una tassa che – piacesse o no – era chiara, netta e credibile.

Il Governo rassicura i comuni
I comuni sono naturalmente preoccupati che il Governo faccia pagare a loro il conto dell’Imu. E proprio di questo e altri temi prioritari per i comuni hanno discusso la delegazione Anci e il Governo nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi.
“È intenzione del governo proseguire l’azione di concertazione con l’Anci – ha dichiarato Piero Fassino prendendo atto dell’impegno dell’Esecutivo – Al tempo stesso le misure che si assumeranno non possono essere in pregiudizio delle risorse e dell’autonomia degli enti locali”. Il nodo da sciogliere era quello della copertura dell’Imu relativa al 2013. “Ci è stato assicurato che in ogni caso lo Stato si farà carico di garantire ai comuni l’intero gettito”, ha proseguito il presidente dell’Anci al termine del faccia a faccia con il Ministro degli affari regionali, Delrio, e con i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio e all’Economia, Patroni Griffi e Baretta. Un incontro preceduto di qualche ora da una conferenza stampa nel corso della quale il presidente dell’Anci aveva scoperto le carte. “Il Governo non può abolire l’Imu, totalmente o in parte, e far pagare il conto ai comuni – aveva avvertito – Le riduzioni sono diventate via via più onerose al punto che oggi non è concepibile per nessun comune subire ulteriori tagli, pena la riduzione dei servizi essenziali per i cittadini”.
Premessa che rimandava alla richiesta numero uno posta sul tavolo del Governo: “Totale garanzia” della copertura finanziaria delle risorse per i comuni. Un gettito “invariato”, quindi, che in ogni caso “non può essere inferiore a quanto deliberato per il 2013″.
Garanzia sulla quale l’Esecutivo ha preso poi impegni precisi. Stando a quanto riferito dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha preso parte all’incontro, il Governo ha “individuato la copertura della prima rata dell’Imu e che questa ammonta a 2,6 miliardi di euro”.
L’Anci ha incassato anche un altro successo. “Il Governo ci ha assicurato che modalità, tempi e criteri di un’eventuale adozione della service tax saranno discusse con noi e non saranno frutto di un atto unilaterale”, ha chiarito Fassino. Anticipando che il d.l. sull’Imu che sarà, salvo imprevisti, varato oggi, dovrebbe contenere “l’indicazione di un nuovo termine sia per la presentazione dei bilanci che per le anticipazioni di tesoreria». Sarà «l’inizio di una stagione di federalismo fiscale” che riconosca ai comuni “un’autonomia fiscale e tributaria”? I sindaci ci sperano. Aspettando la prova dei fatti.

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