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Sul piatto 4 miliardi vanno alle città green ora il forum delle idee per spendere bene

Quasi un miliardo di euro, di cui 260 milioni (già pronti) per le regioni del sud e 700 milioni (da destinare) per quelle del nord. A questi, si devono aggiungere altri 3 miliardi di euro programmati per il 2014- 2020

Sono i fondi che la Ue e il governo italiano hanno messo sul piatto per progettare le città green del futuro. Quindi, i soldi ci sono. Le idee e i progetti per spenderli pure. Ora, si tratta solo di partire. Alcune città italiane, in realtà, lo hanno già fatto: Torino e Genova su tutte. Bologna e Firenze lo stanno facendo. Così come Milano che, in vista dell’Expo 2015, rappresenterà di fatto per il Sistema-Paese il modello nazionale di città del futuro a livello mondiale. Ma, nel contempo, ci sono altri cento comuni (in primis, Roma) che non sono ancora partiti o non hanno la vaga idea di come iniziare. Tradotto: c’è ancora molta strada da fare per trovare una “via italiana alle smart city”.

Per questo motivo che Bolognafiere ha deciso per la 49esima edizione del Saie (16-18 ottobre), il Salone dell’innovazione edilizia, di lanciare una sfida che si riassume nella formula “Better Building & Smart Cities”: costruire meglio, in città intelligenti. Il cambio di rotta del comparto edilizio si richiama al piano lanciato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama per il rinnovamento dell’industria delle costruzioni e la trasformazione degli edifici in chiave ecosostenibile. E si tradurrà durante il Saie in un’agenda fatta di contenuti e impegni precisi per tutti gli operatori del settore.

A partire dal contributo che arriverà dall’Osservatorio nazionale smart city dell’Anci e di Forum PA che, per l’occasione, presenterà il “vademecum” per supportare le città nella stesura di un piano operativo per la smart city e organizzerà una serie di laboratori di approfondimento. Al Forum “Better Building & Smart Cities” – organizzato da Smart City Exhibition e Saie – parteciperanno sei ministri, quindici sindaci e una folta platea di imprese e di politici italiani e stranieri che si misureranno per tre giorni sul tema del rilancio di una nuova politica per l’edilizia come parte fondamentale di una strategia economica e industriale di sviluppo del Paese.

L’impegno richiesto non deve solo liberare il mondo delle costruzioni dalla morsa della crisi, ma preparare il nostro Paese ad affrontare con il dovuto anticipo la scadenza fissata dalla Comunità europea: entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a “energia quasi zero”. Prescrizioni chiare che l’Europa impone agli Stati membri: fissare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi ed esistenti, assicurare la certificazione energetica e disciplinare i controlli sugli impianti di climatizzazione.

Puntare su efficienza e gestione intelligente, in una logica che consideri l’intero contesto urbano e non solo il singolo edificio, è una delle declinazioni del costruire meglio per città intelligenti. Saie affronta questa sfida rinnovando completamente la sua proposta di manifestazione non solo espositiva e rendendo permanente il Forum per il “nuovo Costruire” lanciato già nel 2012. «Abbiamo pensato ad un nuovo tipo di fiera dal punto di vista tecnico scientifico che andasse direttamente a dare delle risposte che i vari attori del mondo delle costruzioni si aspettano dal Saie – sottolinea Marco Savoia, direttore scientifico del Salone – . Abbiamo aziende, professionisti e centri di ricerca: ognuno dei quali dà il proprio contributo. E’, in sostanza, un momento di formazione professionale, di aggiornamento ma anche di finestra verso il futuro: quindi, di innovazione dal punto di vista del materiale e delle tecnologie che la filiera delle costruzioni oggi può offrire».

Sullo sfondo, il modello a cui ispirarsi è quello emiliano post-sisma. «Dopo il terremoto dell’Aquila – sottolinea Savoia – la Protezione civile diceva che ci volevano 20-30 anni per ricostruire la città. In Emilia, siamo a meno di 18 mesi dal sisma ed è stato fatto moltissimo. Alcuni progetti strategici, sia nel campo industriale che in quello residenziale, sono già partiti. E’ questo uno stimolo in più per quello che si deve ancora fare». L’esempio emiliano dimostra che l’economia verde può diventare un punto di forza dell’Italia. E’ da qui che il nostro Paese deve ripartire per ridare ossigeno al malconcio mondo delle costruzioni: 446.000 posti di lavoro persi da inizio crisi, che diventano quasi 700.000 se consideriamo anche i comparti collegati. E l’anno in corso è iniziato male con un – 18,6% delle ore lavorate e livelli di produzione regrediti a quelli di 40 anni fa. «Le città intelligenti sono l’antidoto contro la crisi – afferma Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA -: perché rappresentano un veicolo economico straordinario.

Lo dimostrano Amsterdam, Copenaghen e Stoccolma che rappresentano modelli di successo di smart city. Modelli che nei convegni e nei focus che abbiamo organizzato saranno presentati, insieme ad altre esperienze internazionali di innovazione urbana.

In Italia – aggiunge – gli esempi positivi non mancano, Torino e Genova in particolare, ma sono ancora molti i comuni che non sanno in che direzione muoversi. Per questo motivo, è stato creato l’Osservatorio nazionale smart city di Anci: l’associazione, in partnership con Forum PA, ha supportato e messo in rete 55 città promotrici, oltre 60 proposer, provenienti dal mondo accademico e dalla società civile, e diverse aziende, nel comune intento di individuare le soluzioni tecnologiche e gli strumenti di programmazione adottati ed evidenziare gli ostacoli ancora esistenti».

Sismondi sottolinea poi che «le città sono intelligenti se ci si vive meglio, intanto. E ci si vive se creano un buon ambiente, rendono più facile la mobilità, ci rendono più disponibili i servizi, creano cultura più fruibile per tutti i cittadini, aiutano a creare una rete relazionale. Però, insieme ad una città intelligente, soprattutto in un momento così grave, si crea sviluppo.

Stiamo parlando di una città amica delle imprese, in primis di quelle più creative». Tutto questo, conclude Sismondi, «lo racconteremo con il governo, con tutti i ministri competenti. Ma ne parleremo anche con i sindaci di grandi città italiane ed europee e soprattutto con le imprese».

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