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Sul petrolio royalties a regioni e comuni

Estrazioni italiane di gas e petrolio più sicure ma anche meno impantanate nei veti amministrativi. Soprattutto più “federaliste”, visto che lo Stato dovrà rinunciare alla sua bella fetta di royalties (un affare che nel 2009 ha generato complessivamente la non mirabolante ma neanche disprezzabile cifra di 260 milioni) che andranno integralmente, almeno nel caso delle produzioni in terra e nelle acque territoriali, alle popolazioni e alle amministrazioni che ospitano i giacimenti.
Ecco dunque il disegno di legge presentato dalla senatrice Simona Vicari, componente della commissione industria di Palazzo Madama, affiancata dal presidente di Commissione Cesare Cursi, dal capogruppo Maurizio Gasparri e dal vice Gaetano Quagliariello.
Nei dettagli: le attuali royalties, pari al 10% della nostra avara produzione di idrocarburi (nel gas si è scesi sotto gli 8 miliardi di metri cubi l’anno, meno dell 10% del fabbisogno, nel petrolio siamo al 6%) rimarranno immutate nel valore complessivo («guai a perdere competitività nei confronti delle compagnie»), ma il ricavato garantito ai Comuni passerà, per le estrazioni in terra ferma (royalties al 10%) dal 15 al 45%, a cui si aggiungerà un 10% ai residenti «che ad esempio – ipotizza la Vicari – pagheranno meno il carburante», mentre il contributo alle regioni scenderà dal 55 al 45% e lo Stato rinuncerà alla sua quota.
Per le estrazioni nel mare territoriale (royalties al 7% nel gas e 4% nel petrolio) lo Stato perderà il suo 45%, per girarlo in parti uguali alle regioni e ai comuni rivieraschi. Conserverà però le royalties fuori dalle acque territoriali.
Sicurezza e semplificazione saranno garantite – prevede il ddl – da un’Agenzia controllata dal ministero dello Sviluppo e finanziata con un prelievo dalle royalties «non superiore al 7%». L’intenzione è quella di facilitare i permessi in nuove estrazioni «per fronteggiare al nostra crescente dipendenza energetica». Operazione doverosa visto che sono previsti «progetti privati cantierabili per oltre 7 miliardi di euro bloccati da procedure che richiedono anche 6-7 anni». Verrà dunque riordinata sotto un unico “codice” (il ddl prevede una delega al Governo) e un qualificato protagonista la normativa esistente. Che comunque «già garantisce i più elevati standard di sicurezza mondiali» puntualizza la senatrice.
Certo, bisognerà conciliare il progetto della siciliana Vicari con il provvedimento, di diverso tenore, appena inserito dal governo nel nuovo Codice ambientale (si veda Il Sole 24 Ore dell’1 luglio) per iniziativa della siciliana e collega di partito Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente. Provvedimento, quello della Prestigiacomo, che prevede una drastica stretta ai nuovi permessi per le esplorazioni e addirittura un divieto perfino alle indagini prospettiche entro 5 miglia dalla costa.
E di energia il governo si sta di nuovo occupando per recepire, nella nuova legge Comunitaria, la direttiva Ue che prevede una revisione del regime dell’Iva sull’energia, richiamando gli stati ad applicare l’imposta nei luoghi di consumo effettivo, ad esempio del gas o dell’elettricità importata.

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