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Sul DEF Fassino a Repubblica: Renzi ci riceva subito. Siamo stufi di tagli da dirigenti che non hanno amministrato neanche un condominio

«Dopo sei anni in cui si è chiesto molto a noi e poco agli altriè giunto il momento che si chieda molto agli altri e meno a noi». Il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, sul Documento economico finanziario gioca d’anticipo, chiedendo al governo un incontro prima del varo definitivo.

Sindaco Fassino, siamo al solito balletto tra governo ed enti locali su tagli e spesa? 
«Io non voglio aprire alcun balletto. Con il governo è necessaria una discussione a monte, prima che decisioni e cifre diventino immodificabili. Anche perché in questi anni sono stati i Comuni i primi ad aver contribuito al risanamento del Paese».

Ci dia le cifre? 
«Dal 2010 i Comuni hanno contribuito al risanamento con oltre 17 miliardi, di cui 8,5 miliardi per il Patto di Stabilitàe altri 8,5 come riduzione della spesa. Sforzo mai chiesto in uguale misura a nessuna altra amministrazione pubblica, partendo dai ministeri, mentre l’incidenza dei Comuni sul debito e sulla spesa pubblica è molto bassa».

Vuol dire che i Comuni sono i più “vessati” anche se sono i più virtuosi dell’intera macchina pubblica? 
«Voglio dire che alle amministrazioni che hanno la maggiore responsabilità del debito e della spesa pubblica nonè stato chiesto un sacrificio pari a quello che hanno dovuto sopportarei sindaci. 
Facendo cento il debito, solo il 2,5% è imputabile agli enti locali. Facendo cento la spesa, solo il 7,5 si può attribuire ai Comuni. Dopo sei anni diciamo basta. Quando si parla di spesa nei Comuni bisogna sapere che cosa significa: asili nido, scuole materne, assistenza domiciliare, riassetto del territorio e promozione cultura. 
Siamo stufi di sentirci spiegare come bisogna gestire i Comuni da dirigenti ministeriali che un Comune non lo hanno mai visto. E non hanno mai amministrato nemmeno un condominio».

Insomma, volete più soldi? 
«No, non vogliamo neanche un euro in più. Vogliamo che la forbice si fermi. I trasferimenti di fondi ai territori ormai sonoa zero, gli unici quattrini che lo Stato dà sono per la Sanità e il Trasporto Pubblico, in misura insufficiente. Tutto il resto i Comuni se lo pagano già da soli. Nel momento in cui noi ci paghiamo i servizi è paradossale che qualcuno ci dica come spendere i soldi».

Nel 2016 debutterà la “local tax”. È d’accordo con l’impostazione del governo Renzi? 
«Della local tax eravamo già pronti a discutere a novembre. Vorremmo che sia introdotto un principio semplice: i tributi locali siano di competenza esclusiva della città. 
Oggi non è così, ci sono quote di compartecipazione dello Stato, come sull’Imu seconde case: il 50% va nelle casse dello Stato. Tocca al sindaco calibrare le “sue” tasse, rispondendo ai cittadini. Basta con l’invasione di campo dello Stato su come si governano le città: vincoli di spesa, di personale, sul fisco e sugli investimenti».

Volete avere mano libera? 
«Chiediamo una svolta basata sul binomio responsabilità e autonomia. Lo Stato ha il diritto e il dovere di stabilire ogni anno i macro-obiettivi. Come realizzarli lo si lasci all’autonomia dei sindaci. Si fissa un risparmio di spesa dell’1%? Bene, deciderà ogni Comune come fare. Misure utili a Torino non è detto che siano opportune a Napoli o a Venezia. La pretesa che un burocrate di un ufficio romano sappia come intervenire nella gestione di 8 mila Comuni è piuttosto presuntuosa e velleitaria».

Cosa chiederete in prima battuta al governo? 
«Un decreto enti locali che contenga la ricostituzione di un fondo perequativo sulla Tasi di 625 milioni per evitare che 1.800 Comuni nel passaggio dalla vecchia Imu alla Tasi abbiano un minore gettito. Va affrontato il tema fiscalità sui terreni agricoli e montani e si devono trovare soluzioni per dare risorse alle Città metropolitane».

Alle Città metropolitane si vogliono ridurre i fondi. Cosa risponde? 
«Non si possono tagliare le gambe ad enti che hanno iniziato a muovere i primi passi: le Città metropolitane vanno messe nelle condizioni di rispondere alle aspettative dei cittadini. Il governo sottovaluta la situazione. Si tratta di enti che hanno ereditato competenze importanti come la manutenzione scuole e strade, oltre alle politiche di sostegno ai piccoli Comuni».

Il sindaco di Roma Marino propone 2 euro di tassa sui transiti aeroportuali per sostenerle. È d’accordo? 
«È una nostra proposta già prevista nel decreto legislativo sul federalismo fiscale. Un contributo minimo che non influisce né sui cittadini né sul settore trasporti. Un modo per risolvere parte dei problemi senza chiedere allo Stato soldi in più. 

Cgia, 25 mld tagli da 2011 a Regioni e Comuni

Oltre 25 miliardi di ‘tagli’ dal 2011 ad oggi da parte dei governi a regioni ed enti locali: a dirlo la Cgia di Mestre. Se nelle casse dei sindaci la sforbiciata raggiunge quest’anno gli 8,3 miliardi di euro, alle regioni a statuto ordinario la quota dei mancati trasferimenti si è stabilizzata sui 9,7 mld, mentre per quelle a statuto speciale la contrazione ha raggiunto i 3,3 mld. Anche per le province, che sono ormai in via di ‘estinzione’, la riduzione dei trasferimenti è stata di 3,7 miliardi.

“Una cifra imponente – dichiara il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – che, in buona parte, Sindaci e Governatori hanno compensato aumentando le tasse locali e tagliando i servizi alla cittadinanza. Grazie a questi tagli, lo Stato centrale si è dimostrato sobrio e virtuoso, scaricando il problema sugli amministratori locali che,obtorto collo, hanno agito sulla leva fiscale. Morale: la minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali. Il passaggio dall’Ici all’Imu/Tasi, ad esempio, ha incrementato il peso fiscale sui capannoni mediamente dell’80 per cento, con una punta massima di oltre il 160 per cento per quelli ubicati nel Comune di Milano”.

I dati, elaborati dall’Ufficio studi della Cgia, si riferiscono al quinquennio 2011-2015: l’importo di ogni anno corrisponde ai tagli previsti rispetto al 2010. Anno, quest’ultimo, in cui il governo Berlusconi ha approvato il decreto-legge n. 78 che ha dato inizio alla stagione del rigore e dell’austerità dei nostri conti pubblici. L’ennesima “rasoiata”, conclude la Cgia, dovrebbe essere definita questa settimana con il nuovo Documento di economia e finanza. “I sindaci, in particolar modo, hanno ragione a protestare. Sono diventati i nuovi gabellieri – conclude Bortolussi – con sempre meno risorse a disposizione non hanno vie d’uscita. Anche la tanto sbandierata local tax rischia di diventare l’ennesimo obolo che magari ridurrà il numero delle tasse locali, ma non l’importo che famiglie e imprese saranno chiamate a pagare”.

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