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Sui rifiuti l’Esecutivo battuto due volte in aula

ROMA – Sul viale del tramonto il decreto legge varato per affrontare l’emergenza rifiuti in Campania. L’aula della Camera ieri – dopo una bagarre senza precedenti, con la maggioranza sotto due volte su due mozioni dell’opposizione – ha optato per il ritorno in commissione Ambiente del provvedimento. Un primo passo verso la decadenza del decreto legge che dovrebbe essere convertito in legge entro il 30 agosto. La maggioranza è andata in tilt su due mozioni, una targata Idv, l’altra Api. Nel primo caso Pdl e Lega, ministri compresi, hanno votato contro la prima parte di una mozione Idv, su cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole. Testo sul quale, poi, la stessa Prestigiacomo si è astenuta, mentre dai banchi dell’opposizione è stato ripetutamente urlato: «Dimissioni, dimissioni». Il testo è passato con 296 sì, 287 no e sei astenuti. Il ministro Prestigiacomo ha poi sottolineato che «è evidente che ci sono stati voti pasticciati, di cui mi rammarico, ma non mi sento sconfessata perchè non posso certo cambiare idea sul parere a una mozione che chiede che i soldi per la Campania siano spesi con trasparenza». Subito dopo il Governo è stato battuto per la seconda volta sulla votazione della prima parte di una mozione presentata da Donato Mosella (Api) sull’emergenza rifiuti. In realtà la maggioranza, spinta dalla Lega, è ormai decisa a far decorrere i termini per la conversione in legge. Ipotesi confermata dallo stesso ministro Prestigiacomo, che ha sottolineato come il governo stia valutando l’ipotesi di far decadere il decreto legge sui rifiuti in Campania nel caso non si arrivasse a un accordo tra i gruppi. Una volta decaduto il decreto, infatti, la situazione sul trasferimento dei rifiuti fuori regione ritorna quella che era prima dell’ordinanza del Tar Lazio, che ne aveva bloccato la circolazione. Questo grazie alla sospensione dell’ordinanza del Tar da parte del Consiglio di Stato (da cui è atteso un giudizio di merito il 6 dicembre), che di fatto apre al trasporto extra-regionale della spazzatura. Fortissime le proteste dell’opposizione. In aula Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, ha denunciato con parole forti il «patto scellerato» fra Pdl e Lega in vista del voto sull’arresto, nel-l’ambito dell’inchiesta P4, di Alfonso Papa, ex Pdl, passato al gruppo misto. Arresto che poi è stato autorizzato dalla Camera. Il capogruppo del Pd ha riferito di un «colloquio concitato tra Cicchitto e la Prestigiacomo in aula» e del fatto che «i pareri del ministro non valgono perché la maggioranza si è comportata diversamente per avere il voto della Lega su Papa nel pomeriggio». Per il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, «il governo è in stato confusionale. Vedo che vuole andare avanti, ma così fa male al Paese». Per il leghista Walter Togni, invece, «il rinvio in commissione del decreto rifiuti è una scelta di buon senso che segue l’indicazione della Lega Nord». Per Togni il governo emanerà un provvedimento «più adatto ad affrontare una problematica che riguarda tutto il Paese» e ha condannato la «mala amministrazione, di cui si devono fare carico le regioni del Nord». «Lo spettacolo è francamente deludente, per me, per chi governa in Campania, per i cittadini», ha commentato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris (Idv). Che va avanti nonostante il decreto e nonostante una «solidarietà che è rimasta sulla carta e che arriva solo da Liguria, Toscana ed Emilia Romagna». Per il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, alla Camera, invece, è stato evitato «un infarto normativo che avrebbe messo in ginocchio Napoli e la Campania», visto che il Consiglio di Stato ha «praticamente reso inutile parte del decreto, che paradossalmente risultava punitivo e metteva in difficoltà le amministrazioni impegnate in questa fase di transizione». Intanto il leader del Sel e governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha annunciato che la Puglia rifiuterà i rifiuti provenienti dalla Campania se «non ci saranno garanzie del Paese nell’affrontare l’emergenza». Inaccettabile, ha detto Vendola, una «solidarietà coatta» che metta a repentaglio la salute pubblica.

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