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Sugli immobili la tassazione è pari al 25 % del pil

Il passaggio dall’Ici all’Imu, con il contestuale, spropositato aumento dei moltiplicatori catastali, ha generato a carico di famiglie e imprese l’effetto di una patrimoniale straordinaria di 355 miliardi di euro, causando una massiccia caduta, oltre che del numero di compravendite, dei valori degli immobili. E con l’introduzione della Tasi a partire da quest’anno, sugli italiani graverà una patrimoniale pari al 25% del pil. Sono cose inaudite e da stato incivile specie se si considera, come risulta anche dai dati della Cgia, che la tassazione è sempre meno legata alla redditività e sempre più al possesso di beni in sé oltre che a basi imponibili catastali che, a seguito dell’introduzione dei moltiplicatori Monti, rappresentano valori assolutamente non in linea col mercato e con i prezzi odierni degli immobili, come prova il fatto che alle stesse vendite giudiziarie si conseguono spesso prezzi notevolmente inferiori a quelli dei valori catastali. All’impoverimento progressivo del ceto medio che ha investito nell’immobiliare determinando gran parte della crescita italiana si assomma paradossalmente una tassazione sempre più forte di un settore che ne trascina 18, a esso facenti capo. In questa situazione chi deve avere fi ducia e acquistare beni specie per affi ttare e cioè per concorrere alla risoluzione dell’emergenza abitativa? A questa non si può certo rispondere con logiche affaristiche e pensando a costruire nuovi immobili quando le città sono piene di immobili vuoti e involontariamente sfi tti, per di più ipertassati.

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