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Strade gruviera pure in Germania

Il Bundestag è rimasto senza luce per alcune ore mercoledì scorso. E il parlamento è stato sgomberato. Se manca la corrente non possono essere utilizzate le toilette. Per i deputati nessun fastidio: erano in vacanza per il Carnevale. Ma c’è poco da scherzare. Piove nella Cancelleria, la casa di Frau Angela. E da un anno la S-Bahn, la metropolitana di superficie, funziona solo in parte. Il guasto al Bundestag è stato provocato da operai che scavavano una buca in una strada vicina. Sembra una Berlino all’italiana, ma solo noi riteniamo ancora i tedeschi dei mostri di efficienza. Nella capitale prussiana, dove abito, mi sento a casa mia. Anche perché le strade assomigliano a quelle di Roma: costellate di buche. Una su due è danneggiata e pericolosa per pedoni e auto. Colpa dell’inverno, ci si scusa. Ma la stagione non è stata diversa da quella degli anni passati: neve e ghiaccio. E buche. Il municipio ha deciso di rinviare le riparazioni a primavera. Perché, con il buon tempo si lavora meglio? Certamente, ma anche perché mancano i soldi. «Schalgloch Land», titolano i giornali, che sarebbe come dire «paese delle buche». Non solo Berlino, l’intera Germania è un gigantesco gruviera. L’unico contento è Herr Tim Kiess, scrive il mensile dell’Adac, l’Automobil Club, proprietario di una ditta che vende cartelli stradali. «In una settimana ho venduto 600 cartelli con la scritta “strada danneggiata”», racconta soddisfatto, «quattro volte di più dell’anno scorso». Un cartello molto richiesto in combinata con un secondo che ordina di non superare i 30 all’ora. Una limitazione di velocità che dovrebbe mettere al riparo i comuni dalla richiesta di danni: se qualcuno rovina l’asse o gli ammortizzatori non potrà fare causa al municipio. Qui, i giudici non perdonano i responsabili e non si deve attendere anni per la sentenza. Ma centinaia di pedoni finiscono all’ospedale a causa delle buche, e non li si può accusare di andare troppo veloci. Un cartello di Herr Kiess costa 70 euro, con la stessa cifra si può riparare una buca grande quanto un piatto, ma ovviamente con la scritta «strada danneggiata» si mette al sicuro un intero viale. Il 40% dei 430 mila chilometri di strade urbane ha bisogno di urgenti riparazioni, senza contare le strade provinciali e le autostrade. Il ministero dei trasporti ha messo in bilancio 2,2 miliardi di euro per correre ai ripari, 100 milioni in più rispetto al 2010. «Ma in altre parole», osserva l’esperto dell’Adac, Herr Wolfgang Kugele, «il ministero lascia la situazione inalterata. Si toppano le buche senza risolvere il problema. Servirebbero almeno 3 miliardi supplementari ogni anno». I comuni risparmiano, in media non spendono più di 70 centesimi per ogni mq delle loro strade. Troppo poco. Infatti l’associazione dei produttori di asfalto ha visto diminuire il fatturato del 15%. Colpa dell’inverno rigido, colpa della mancanza di soldi, ma non solo. Il professor Hartmut Beckedahl, dell’Università di Wuppertal, rimprovera agli amministratori di essere troppo tradizionalisti: «Si attaccano al passato», denuncia, «e non vogliono adottare soluzioni più moderne. Si rifiutano di usare materiali migliori, come un nuovo tipo di asfalto con aggiunta di materiali plastici che dura il doppio rispetto all’asfalto tradizionale. Il costo iniziale è appena di poco superiore». Il paradosso è che questo nuovo asfalto è prodotto da ditte tedesche e lo vendono all’estero. Il principale cliente è la Russia, seguita dal nostro Alto Adige. L’asfalto made in Germany, ma non usato in Germania, è impermeabile all’acqua, e quindi il gelo non spacca il manto stradale. La mentalità burocratica fa più danni della neve, conclude la rivista dell’Automobil Club.

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