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“Storie di ordinaria amministrazione” Burocrazia, la frontiera nemica

A maggio scorso al Centro d’Ascolto dell’Antoniano arriva una coppia di giovani rumeni. Vivono a Bologna da tre mesi e dormono in stazione. Lei è incinta di cinque mesi e gli operatori le consigliano di recarsi allo sportello di riferimento per chi dorme nei pressi di Piazza Medaglie d’Oro per parlare con un assistente sociale. Ma non serve: allo sportello rispondono che la coppia, non essendo residente in città, non può avere alcun colloquio, figuriamoci un tetto. In più, il fatto che la ragazza aspetti un figlio non è un motivo sufficiente per accettare l’emergenza. Questo è solo uno dei racconti contenuti in “Storie di ordinaria amministrazione” un libro edito dall’Anto-niano dei Frati Minori che parla del rapporto – spesso paradossale – tra i migranti e la burocrazia cittadina. Un testo composto da dodici piccole storie che fa luce sulla condizione di chi, pur in una situazione di disagio, è costretto a scontrarsi con le rigidità amministrative incapaci di distinguere un caso dall’altro. Racconti al limite del nonsense, dove chi non ha i documenti originali (ma solo in fotocopia) non riceve un lavoro. In cui chi mangia nella mensa di un quartiere, ma si accampa sotto un ponte dall’altra parte della città, non trova un posto letto in dormitorio. Tra le persone transitate al Centro d’Ascolto c’è Amir (nome di fantasia), un giovane afgano in fuga dai conflitti del suo Paese che ad aprile di quest’anno riesce ad avviare le pratiche per la richiesta di asilo politico. Ma, nel momento in cui inizia l’iter burocratico, il Servizio immigrati interrompe l’affiancamento del mediatore culturale, ritenendolo non più necessario. Risultato? Amir si sente abbandonato e dalla fine di maggio non è più rintracciabile.

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