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Stop per legge ai «tesoretti»

ROMA – Niente più “tesoretti” veri o presunti per finanziare nuove spese correnti. Le maggiori entrate che si renderanno disponibili nel corso dell’anno dovranno essere utilizzate «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica». La novità è inserita nel disegno di legge di iniziativa parlamentare, sottoscritto da maggioranza e opposizione, che allinea la normativa nazionale alla nuova governance economica europea. Se il principio verrà applicato alla lettera si porrà un argine, per una volta bipartisan, all’incremento della spesa. Il provvedimento, approvato con modifiche in seconda lettura dal Senato lo scorso 24 marzo, è all’esame oggi della commissione Bilancio della Camera. Si annuncia un iter molto rapido, tanto che non si esclude che già in settimana il ddl possa essere esaminato e approvato dall’aula. «Stiamo esaminando le modifiche apportate dal Senato», spiega il relatore Pier Paolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione. Se prevarrà la scelta di chiudere in fretta, il testo verrà approvato senza modifiche. In caso contrario, occorrerà ancora un ulteriore, breve margine di tempo perchè il Senato recepisca le eventuali, nuove modifiche della Camera. La norma che vieta l’utilizzo di nuove o maggiori entrate a copertura di nuove spese correnti – osserva Baretta – è effettivamente molto rilevante ed è frutto di un’ampia condivisione in sede parlamentare. Resta un margine per coprire nuove spese ma solo se dirette a investimenti produttivi. In sostanza – spiega il relatore – se si tratta di sostenere la crescita, si possono utilizzare nuove entrate, fermo restando che la gran parte del maggior gettito va a ridurre i saldi di finanza pubblica. «Non utilizzare le maggiori entrate per coprire nuove spese significa ridurre il deficit e quindi rallentare la formazione di nuovo debito», commenta il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini. Il calendario delle novità che impegneranno tra breve il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti è fitto. Entro il 10 aprile è in arrivo il «Def», documento di economia e finanza al suo esordio, che unifica la «Ruef» (Relazione sull’economia e la finanza pubblica) e lo schema di decisione di finanza pubblica (il vecchio Dpef che viene così anticipato da settembre ad aprile). Documenti che preparano il «Programma nazionale di riforme» che il governo dovrà inviare a Bruxelles entro fine aprile, in contemporanea con l’aggiornamento del programma di stabilità. Il nuovo scenario macroeconomico è alla base delle prossime decisioni di politica economica, a partire dalla manovra che verrà predisposta con ogni probabilità a giugno. La legge di stabilità (la vecchia Finanziaria) vedrà la luce entro il 15 ottobre e gli eventuali disegni di legge collegati entro il successivo mese di gennaio, dunque al di fuori della sessione di bilancio. Il tutto, per adeguare anche il timing di presentazione dei diversi documenti al «semestre europeo» che per la prima volta impone il coordinamento ex ante delle politiche economiche degli stati membri. Tra le novità introdotte nel corso dell’esame da parte del Senato, si segnala l’allungamento dei tempi perchè le amministrazioni pubbliche passino dal bilancio di competenza a quello di cassa. Modifica che non è piaciuta al presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ex vice ministro all’Economia e grande esperto di finanza pubblica: «È una scelta sbagliata. Finora si é privilegiato il bilancio di competenza che é un bilancio gonfiato».

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