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Stop Imu: 1,2miliardi dalle banche

Per entrare nel vivo della legge di stabilità bisognerà prima chiudere la partita sull’Imu 2013. E su questo fronte almeno il 50% dei 2,4 miliardi necessari per cancellare il saldo Imu del prossimo 16 dicembre potrebbe arrivare dall’aumento degli acconti Ires e Irap delle banche. Mentre per migliorare la legge di stabilità serviranno altri 2 miliardi di euro. Almeno stando ai calcoli dei due relatori alla manovra, Giorgio Santini (Pd) e Antonio D’Alì (Pdl), che stanno esaminando le richieste da presentare in vista della scadenza degli emendamenti da depositare in commissione Bilancio di Palazzo Madama, fissata per le 8.30 di giovedì prossimo. Tra le ipotesi di copertura della seconda rata Imu, dunque, l’Economia avrebbe messo al primo posto l’aumento, andando anche oltre il 110%, degli acconti Ires e Irap di fine novembre dovuti dagli istituti di credito. Come si ricorderà per le società, e dunque anche per le banche, gli acconti di novembre sono già aumentati dal 100 al 101% con il decreto Imu-Cig che ha cancellato la prima rata dell’imposta comunale 2013. L’obiettivo sarebbe quello di recuperare almeno 1,2 miliardi di quei 2,4 miliardi da coprire in meno di 45 giorni. Per ridurre ulteriormente di altri 300 milioni il conto delle risorse da recuperare, nelle intenzioni del Governo ci sarebbe anche quella di escludere dall’esenzione Imu di dicembre i terreni e i fabbricati agricoli.

Nulla esclude, dunque, che già entro la fine di questa settimana il Governo possa scoprire le carte sul definitivo superamento dell’Imu 2013.

A quel punto la legge di stabilità sarà al centro del confronto. A partire dall’incremento del capitolo “crescita” di almeno un miliardo l’anno, magari con l’emissione di titoli di Stato destinati esclusivamente allo sviluppo, ad esempio per finanziare il credito di imposta sulla ricerca. È una delle ipotesi a cui starebbe lavorando il Pd, che punta ad aumentare la dote della manovra di almeno due miliardi, da dedicare anche ai capitoli casa e cuneo fiscale. Per Giorgio Santini, co-relatore alla legge di Stabilità, il dato comunicato ieri dall’Istat sul Pil nel 2014 allo 0,7% e non dell’1,1% come indicato dal Governo, obbliga a puntare i fari della ex finanziaria anche sul capitolo crescita. Al primo posto c’è l’allentamento del patto di stabilità interno. Oggi la stabilità sblocca un miliardo, pari al 25% di quei 4 miliardi di risorse disponibili nelle casse dei comuni per sostenere gli investimenti. Nel triennio, sottolinea ancora Santini, si potrebbe andare anche oltre il 50% di queste risorse per finanziare la spesa in conto capitale. Sempre sulla stessa rotta andrebbero ridotti i vincoli del cofinanziamento e, per ridare liquidità alle imprese e all’intero sistema produttivo, liquidare già nel primo semestre 2014 i debiti delle Pa.

Per gli sgravi fiscali l’obiettivo resta quello di ampliare il taglio al cuneo restringendo la platea dei beneficiari così da assicurare un intervento più incisivo sulle buste paga dei lavoratori. Allo studio resta anche l’ipotesi di un ampliamento della no tax area per sostenere i meno abbienti, da realizzare però in alternativa all’aumento delle detrazioni Irpef e, visti i maggiori costi e l’allargamento del beneficio anche ai pensionati, da diluire nel triennio.

Il capitolo casa è quello che sta più a cuore al Pdl. E D’Alì invita a focalizzare l’attenzione non solo sulla Tasi – il cui tetto del 2,5 per mille è comunque da rivedere – ma a guardare anche l’altra gamba della nuova imposta comunale, ovvero la Tari. Secondo D’Alì, legare la tariffa rifiuti alla spesa dei comuni potrebbe spingere i sindaci a scaricare le loro inefficienze sui cittadini: «Occorre quindi porre un argine alle spese dei comuni, imponendo un tetto alla Tari».

Per recuperare nuove risorse si dovrà procedere con i tagli di spesa. Ma senza interventi lineari che, sottolinea D’Alì, colpiscono tutti, anche le spese indifferibili. Nel mirino ci sono «non solo le amministrazioni centrali ma anche quelle periferiche. Possiamo ridurre gli enti intermedi, o anche gli enti come gli ex Iacp, riconducendoli agli enti locali, con una maggiore economia di scala e una maggior capacità di governo territoriale».

Intanto dalla Camera il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia (Pd), per recuperare nuove risorse, rilancia la “web-tax”, ovvero l’introduzione dell’obbligo per chi vende prodotti in Italia di pubblicizzarli o venderli on line rivolgendosi soltanto a un operatore con partita Iva italiana.

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