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Stipendi, onorevoli vs dirigenti

I mal di pancia sono sempre più numerosi. È ormai pacifico che il taglio ci sarà, con i riflettori puntati addosso questa volta non si può svicolare e non dare quel segnale di morigeratezza che da più parti è richiesto. Ma gli onorevoli hanno pure scoperto che loro pagheranno, per il risanamento dei conti pubblici, più dei burocrati pur colpiti nei loro stipendi dai tagli inferti dalla manovra. Si sono visti le norme e, calcolatrice alla mano, hanno fatto un po’ di conti. Sempre che la prossima settimana nelle riunioni di presidenza di camera e senato passi la linea soft, e non quella dura che vorrebbe Gianfranco Fini, da gennaio 2011 e per tre anni in tasca al parlamentare arriveranno circa 5 mila euro netti al mese, 550 euro in meno rispetto a oggi. A parità di busta paga, gli alti burocrati invece subiranno un taglio mensile di 120 euro. Guadagnano lo stesso ma si sacrificano circa il 75% in meno dei parlamentari, è il risultato. Tutto questo è possibile perché mentre per gli onorevoli il taglio in discussione è del 10%, e si applica su tutta la retribuzione netta, per i dipendenti dello stato (in molti casi dello stesso parlamento) la manovra prevede una decurtazione articolata: il 5% sulla quota che eccede i 90 mila euro, che diventa il 10% per la quota eccedente i 150 mila euro. E dunque su una retribuzione media di 144 mila euro, analoga a quella dei parlamentari, il dirigente statale ha un taglio del 5% su 54 mila euro, che si traduce in una riduzione di 208 euro lorde al mese per tredici mensilità- pari a 120 euro netti. «Se passa questa linea, è una nostra indiretta ammissione di colpa», commenta un conciliabolo di senatori del Pdl, mentre un’aula stanca approva il ddl energia,«è l’ammissione che valiamo meno di un dirigente statale quando invece dovremmo guidare il risanamento del paese. Purtroppo non abbiamo il coraggio di dire che non è così, che non tutti scaldano lo scranno. E che la politica non è subalterna alla burocrazia». L’indignazione, tutta chiusa nel palazzo, sta montando fino ai piani alti dei questori, che la prossima settimana dovranno presentare le proposte di riduzione da deliberare. A complicare la situazione, c’è poi l’incognita Fini. Il presidente della camera vorrebbe un taglio più consistente, che colpisca non solo l’indennità, che è la parte pensionabile e dunque assimilabile allo stipendio, ma anche le altre voci, la diaria e i rimborsi. Altri 8 mila euro al mese. «Molti di noi ci pagano collaboratori e attività di collegio», è la difesa. Ma si tratta di spese non documentate, che possono finire tranquillamente in tasca al parlamentare senza colpo ferire. Ed è uno dei motivi per i quali Fini vorrebbe che fossero ridotte.

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