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Spending review, nel 2014 tagli tra 1 e 2 miliardi

ROMA – Sanità, pubblica amministrazione, applicazione dei fabbisogni e dei costi standard. Oggi pomeriggio il Comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica, presieduto dal premier Enrico Letta, dovrà esaminare la relazione sui tagli possibili, presentata il 12 novembre dal commissario per la spending review Carlo Cottarelli, e vagliare su quali capitoli puntare subito per allargare il programma previsto per il 2014, che nella legge di Stabilità è cifrato in soli 600 milioni. Dal ministero dell’Economia si fa sapere che quella cifra è solo un’indicazione minima e che non si tratta di correggere la manovra, dopo le critiche della Commissione europea, ma solo di rafforzarla. Come ha detto al Corriere il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, bisognerà «avere il coraggio di definire una terapia più incisiva sull’intero campo della spesa pubblica, già a partire dal 2014»

La riunione di oggi ha l’obiettivo minimo di partorire la nuova cifra che dovrà essere risparmiata il prossimo anno: tra un miliardo e due. Ma neanche questa decisione sarà facile nell’attuale momento politico dopo la spaccatura del Pdl. Il governo si mostrerà più coeso e in grado di fare scelte radicali e dolorose? Oppure subirà i ricatti delle varie parti in cui si va scomponendo la sua maggioranza? A Cottarelli spetterà solo prendere nota delle indicazioni e fare le prime proposte sui campi in cui intervenire nell’immediato, come un’ulteriore sforbiciata alle spese dei ministeri e ai consumi intermedi oppure al capitolo della Sanità.

Intanto in commissione Bilancio del Senato riprenderanno i lavori sulla legge di Stabilità con tutte le tensioni originate dalla spaccatura in seno al Pdl. Renato Brunetta (Forza Italia) è tornato all’attacco di Saccomanni definendo «imbarazzante» l’intervista al Corriere in cui «il ministro o non risponde perché non sa rispondere, come spesso gli succede, o fa finta di rispondere, accampando risibili giustificazioni».

Nel merito della Stabilità, i nuovi equilibri politici in commissione potrebbero manifestarsi sui temi cruciali della casa e del cuneo fiscale. In arrivo – sempre se saranno individuate le risorse necessarie – potrebbe esserci un emendamento del governo per rafforzare il ruolo della Cassa depositi e prestiti nel sostegno agli investimenti delle imprese soprattutto piccole e medie. Il presidente della società Franco Bassanini sta ancora approfondendo i dettagli del piano che comunque nelle sue linee generali è già allo studio dei tecnici del ministero dell’Economia e dovrebbe essere trasferito in uno o più emendamenti del governo. Si tratta in sostanza di dare attuazione, attorno alla Cassa, che dovrebbe essere dotata di un plafond più ampio dell’attuale, ad un sistema nazionale di garanzia pubblica, sulla scia di quanto è stato proposto da Confindustria, Rete imprese, Alleanza Coop e Abi. La nuova costruzione richiederebbe di affiancare al già esistente Fondo centrale per le Pmi, un secondo Fondo appositamente destinato a facilitare l’accesso ai finanziamenti bancari finalizzati all’innovazione tecnologica e di potenziare il Fondo per la casa così da ampliare l’assistenza alle famiglie nella ricerca di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione. Ma potrebbe esserci anche un altro intervento in vista per la Cdp, come ha anticipato nei giorni scorsi il viceministro per l’Economia, Stefano Fassina: la Cassa potrebbe essere autorizzata ad acquistare pacchetti di crediti , rischiosi e no, detenuti dalle banche e opportunamente cartolarizzati, in modo da alleggerire l’ammontare degli impieghi nei portafogli degli istituti di credito e liberare di conseguenza risorse per nuovi prestiti all’economia.

In settimana Letta potrebbe decidere di chiudere l’ennesimo fronte di scontro: la seconda rata dell’Imu 2013, deliberandone la cancellazione per decreto e usando le risorse della rivalutazione delle quote di Bankitalia.

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