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Sospeso il riconteggio in Piemonte

TORINO – Roberto Cota, presidente leghista della Regione Piemonte, ha ragione: le schede delle due liste contestate, determinanti per la sua vittoria del marzo scorso, non devono essere riconteggiate, perché (a quanto trapela dall’accesa discussione in camera di consiglio) erano regolari. E Mercedes Bresso (Pd), la sua rivale sconfitta ed ex presidente della Regione, ha avuto torto nel contestare la regolarità di quelle schede. La quinta sezione del Consiglio di Stato si è espressa così, ieri, in via cautelare, sospendendo gli effetti della sentenza con la quale in luglio il Tar del Piemonte aveva marciato in direzione opposta, da un lato ordinando di annullare due liste alleate al candidato leghista (la prima guidata da Deodato Scanderebech, capogruppo regionale dell’Udc espulso dal partito poco prima delle elezioni proprio per la decisione di sostenere Cota; la seconda di un gruppo di “Consumatori” già sconfessato da omonimi movimenti) e dall’altro di riconteggiare le schede interessate, che sono circa 15.000. L’obiettivo dello scrutinio-bis ordinato dal Tar era sapere quanti elettori avessero esplicitamente tracciato una croce anche sul nome di Cota. Ma è uno scrupolo inutile, hanno sentenziato ieri i giudici di Palazzo Spada, che a quanto trapela si sono detti persuasi anche della regolarità della presentazione delle due liste. In base a una “leggina” regionale, infatti, spetta al capogruppo eletto nel consiglio del Piemonte “apparentare” le nuove liste elettorali ai partiti già presenti nell’assemblea, risparmiando loro l’onerosa raccolta delle firme di presentazione. E poco importa – questo sarebbe il ragionamento dei giudici – se queste liste si schierino poi dalla parte opposta al partito d’origine (come è in effetti avvenuto in marzo in Piemonte, dove l’Udc sosteneva la Bresso mentre la lista guidata dal “transfuga” Scanderebech si era schierata con Cota). Stoppato lo scrutinio-bis che stava impegnando decine di magistrati, il Consiglio di Stato ha invece rinviato al 25 gennaio la decisione su un altro ricorso, presentato in questo caso dalla Bresso contro una terza lista alleata di Cota, quella dei Pensionati di Michele Giovine. Quest’ultimo, eletto consigliere regionale, è già stato rinviato a giudizio per falso in sede penale (il processo si aprirà il 15 dicembre), ma per lui il Tar aveva deciso di fermarsi. Immediate le reazioni politiche. Alla Camera i deputati leghisti hanno platealmente esultato quando è arrivata la notiia della pronuncia del Consiglio di Stato. Cota ha affidato il suo pensiero a un video trasmesso su You Tube: «Ero sicuro delle mie ragioni ? ha detto il presidente della Regione – e quindi sicuro di questa sentenza. Le elezioni si sono svolte regolarmente a marzo e i piemontesi hanno scelto me come presidente e questa maggioranza come la maggioranza che deve governare il Piemonte nei prossimi anni. Adesso vorrei lasciarmi alle spalle questa brutta pagina». E agli applausi dei leghisti locali si sono aggiunti i complimenti di molti esponenti di prima fila del Carroccio: da Luca Zaia e Roberto Castelli, da Federico Bricolo a Marco Reguzzoni.

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