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Sistri verso il ritorno

Sistri verso il ritorno. Questa la tendenza che sembra farsi spazio in questi ultimi giorni come effetto di istanze bipartisan che si oppongono alla soppressione degli adempimenti stabilita dalla manovra di Ferragosto (decreto-legge n. 138 del 2011). “È positiva la larga convergenza che si sta riscontrando sulla necessità di eliminare dalla manovra la norma che abrogava il Sistri”, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, afferma in una nota il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo che ne auspica il ripristino “senza stravolgimenti che ne vanificherebbero l’efficacia”. “Il Ministero – prosegue – ha sempre espresso ampia disponibilità per trovare soluzioni in grado di andare incontro alle esigenze degli operatori, soprattutto le piccole aziende, tutelando al contempo la legalità e la salute pubblica minacciate dal racket dello smaltimento illecito dei rifiuti gestito dalle ecomafie”. Il Sistri, sottolinea il ministro, è inoltre “uno straordinario strumento di lotta all’evasione fiscale”, dato che “incrociando i dati del sistema con quanto dichiarato al fisco sarà possibile verificale eventuali squilibri e tentativi di evasione”. Proprio ieri la Uilm ha chiesto al Governo di ripristinare il programma Sistri che sarebbe diventato operativo da oggi, primo settembre. “Con l’eliminazione di tale programma, il Governo ha fatto un regalo ai trafficanti di rifiuti che hanno inquinato e continuano ad inquinare il territorio italiano, in particolare le aree del Sud, creando un danno anche agli imprenditori corretti che smaltiscono i rifiuti rispettando la legge e l’ambiente”, afferma il segretario nazionale Giovanni Contento. Inoltre, aggiunge, “la cancellazione del programma mina il futuro occupazionale dei 130 lavoratori, altamente specializzati, della società SeMa che gestisce il sistema, programmato con la piena collaborazione del Ministero dell’ambiente”, in un progetto per il quale sono stati investiti “oltre 400 milioni di euro per lo sviluppo industriale in difesa dell’ambiente, del territorio e della salute dei cittadini”. “Questa manovra sta cadendo nel ridicolo, ogni giorno cambia, nasce in un modo e la sera cambia, sicuramente il sistema adottato dal Governo è quello della tela di Penelope, si costruisce il giorno e si disfa ad Arcore”, sottolinea Stefano Pedica, senatore di Idv. “Mi chiedo se lo sviluppo lo vogliono creare con questo sistema – spiega – un sistema che fa pagare a chi paga e beneficia chi non paga. Un sistema che abolisce il Sistri, nato per combattere l’ecomafia, e premia gli evasori non chiedendo loro nessuna tassa aggiuntiva è una vergogna che non può passare in silenzio. Gli stessi funzionari del Ministero di Tremonti dicono che con la manovra di Penelope ad oggi mancherebbero 5 miliardi. Il Presidente Napolitano faccia capire a questo governo che la manovra di Penelope non serve al Paese, servono coraggio e tagli veri, oltre quelli alla politica anche alla burocrazia e ai c.d.a., inutili e troppo partitizzati, dove i nominati agiscono solo per interessi personali o di partito”, conclude. E di soppressione-beffa parla la Cgil. “Con la manovra le norme che istituivano il Sistri e ne prevedevano l’avvio sono state quindi abrogate e di conseguenza, sono stati vanificati gli atti, le attività e gli interventi tesi a costruire e rendere efficace il sistema”, sottolinea una nota, che giudica la soppressione inserita nella manovra del Sistema di controllo sulla tracciabilità dei rifiuti un “regalo alle ecomafie”. Una “scelta imprevista – commenta il sindacato di Corso Italia –  che interviene nel processo di realizzazione in corso d’opera e dimostra la volontà di rinuncia, da parte del governo, a contrastare con il massimo degli sforzi e dei sistemi oggi possibili, i traffici illeciti e le ecomafie”. Per la Cgil “in tempi di crisi, di difficoltà e di carenza di risorse finanziarie, è l’ ennesimo sperpero di volontà, di impegno e di soldi; tutti quelli concretamente spesi in questi anni per la realizzazione del Sistri e ora per lo smantellamento di quanto fin qui realizzato. L’abrogazione assume così il carattere di una beffa, oltremodo dannosa, proprio per quegli operatori che hanno adottato comportamenti corretti, rigorosi e rispettosi delle norme e di quei soggetti che hanno lavorato alla realizzazione del sistema”.

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