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Sistemi operativi, open source fuori dal podio

Le ultime statistiche NetMarketShare sull’utilizzo dei sistemi operativi vedono Linux superato in classifica da iOS. La popolarità dei dispositivi con la mela iPhone, iPad e iPod Touch è costato al sistema operativo open source l’1 per cento del marketshare che le aveva permesso di aggiudicarsi il terzo posto. A seguire il pinguino gli androidi: l’OS mobile di Google raccogliere al momento l’ 0,2 per cento del mercato (avendo guadagnato nell’ultimo periodo uno 0,02), un quarto di Linux e un sesto di iOS.
I numeri raccolti da NetMarketShare hanno il limite di far riferimento a 160 milioni di visitatori unici di circa 40mila siti che monitora per i suoi clienti, quindi sono derivati indirettamente da altri fattori e il dato potrebbe risultare gonfiato dalla propensione alla navigazione degli utenti dei dispositivi mobile con la Mela: basta considerare che il solo iPad risulta più utilizzato per navigare di tutti i dispositivi con Android. In maniera quasi diametralmente opposta, per esempio, secondo le statistiche Quantcast il sistema operativo di Google da novembre starebbe scalando le classifiche di utilizzo e sarebbe arrivato a rappresentare il 25 per cento del mercato mobile statunitense.
In ogni caso i numeri di NetMarketShare possono essere utili ad inquadrare una tendenza: con le stesse fontim a novembre 2009 Linux aveva l’1 per cento del mercato, mentre nove mesi dopo aveva lo 0,85 per cento.
Accanto a Linux, portata ad esempio perché le è costato il teorico terzo posto, tuttavia anche gli altri SO desktop risultano in calo: Windows è passato da inizio 2010 dal 92 al 91,34, Mac OS dal picco registrato a marzo (5,33 per cento) ha poi perso 0,33 punti percentuali.
Il dato, dunque, potrebbe essere visto non tanto come una battaglia vinta dai sistemi chiusi rispetto all’open source, quanto la rincorsa del mobile: che sembra così destinato a segnare la futura evoluzione del Web.
Il tempo di smartphone e tablet, insomma, sarebbe alle porte. Un indizio di questa tendenza potrebbe essere costituito anche dalla crisi dei notebook: a luglio tutti i produttori (tranne Apple) avrebbero segnato un calo degli ordini. Secondo le stime, per esempio, HP riuscirà a vendere per il 2010 un massimo di 39,5 milioni di unità, lontano dall’obiettivo di 45-47 milioni.

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