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Sicurezza, il decreto è legge

Il Senato ha approvato definitivamente ieri il decreto legge sulla sicurezza. I voti favorevoli sono stati 162, i contrari 1, gli astenuti 97. Il provvedimento è ora convertito in legge dello Stato. Approvare il decreto sicurezza senza modificarlo ed evitare così che possa decadere. Quindi lavorare ad un disegno di legge che conterrà anche le richieste dell’opposizione come i reati associativi, l’appoggio esterno alla mafia, l’autoriciclaggio, lo scambio elettorale-mafioso e i collaboratori di giustizia. Questo l’appello che era stato fatto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervenuto ieri alle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato durante la discussione del decreto-legge 12 novembre 2010, n. 187. “Condivido la proposta di approvare il provvedimento al Senato senza modifiche e procedere poi rapidamente all’approvazione del disegno di legge con tutte le modifiche necessarie”, aveva detto Maroni, riconoscendo che “i quattro capitoli” proposti dall’opposizione (reati di associazione di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, scambio elettorale politico mafioso e revisione della disciplina collaboratori di giustizia) “sono importantissimi, e come ministro mi sono impegnato a sostenerli, ma credo che debbano fare parte di un pacchetto unitario, anche perché sarebbero capitoli difficili da inserire nel decreto legge. Se fossimo al 15 gennaio e con 2 mesi di lavoro davanti per approvarlo, direi che c’è tempo per discutere, ma al 15 di dicembre considerando le festività e l’aula della Camera che non credo sia convocata prima 11 gennaio data in cui dl decade, ogni modifica rischia comprometterne l’approvazione”. In questo caso “non faremmo un buon servizio al Paese”. Il ministro ha quindi spiegato di concordare sulla proposta del presidente della Commissione affari costituzionali, Carlo Vizzini, di inserire questi capitoli nel d.d.l. e di approvarlo “entro la fine di gennaio o gli inizi di febbraio”. Va comunque sottolineato che il ministro Maroni, all’indomani dell’approvazione del d.l. da parte della Camera, si era espresso in altri termini sulle eventuali modifiche al provvedimento. “Restano”, aveva detto, “ancora due nodi da sciogliere al Senato, dopodiché sarà perfetto”. Uno dei due riguarda la specificità delle forze di polizia, l’altro la questione dei prefetti nell’ambito delle disposizioni previste dall’articolo 10 per la funzionalità del Viminale sulle gestioni commissariali dei comuni. “Su entrambe le questioni – aveva comunque spiegato Maroni – ci sono alcuni problemi di copertura”.
Restando nel campo della sicurezza, sarà la Croce Rossa Italiana a gestire i presidi socio-educativi all’interno dei sette campi nomadi autorizzati della capitale (Candoni, Camping River, Castel Romano, Cesarina, Gordiani, Lombroso e Salone), secondo quanto stabilisce il protocollo d’intesa firmato ieri in Campidoglio dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dal commissario straordinario della Cri, Francesco Rocca, alla presenza degli assessori capitolini alla scuola e alle politiche sociali, Laura Marsilio e Sveva Belviso. Quest’ultima ha spiegato che “i presidi saranno strutture fisiche con 15 operatori impegnati in azioni di integrazione e legalità”. Tra queste, percorsi di alfabetizzazione per bambini da iscrivere nelle scuole e adulti che ne hanno bisogno, promozione della scolarizzazione, interventi di recupero delle devianze nell’adolescenza e progetti di formazione-lavoro per adulti. “I presidi saranno pienamente operativi in tutti i campi a partire dall’1 febbraio” ha garantito il commissario Rocca, e consentiranno alla Cri di “assumere una cabina di regia per dare unità al progetto, evitando gestioni diverse campo per campo e mettendo in rete i nostri 4 mila volontari su Roma e le altre associazioni”. Rocca ha anche annunciato “un protocollo con la Cri romena per avere dei suoi operatori fissi al nostro fianco”. Ad oggi sono 3.300 i nomadi presenti nei sette villaggi attrezzati, nei quali “dobbiamo garantire non solo un controllo di sicurezza e legalità – ha sottolineato il sindaco Alemanno – ma anche un’attività socio-educativa: l’intesa con la Cri è la strada maestra per uscire dalle esperienze del passato, spesso controproducenti”, per garantire che “nessun euro investito per la legalità e l’integrazione venga speso male”.

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