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Sferzata ai pagamenti della p.a.

Un colpo di acceleratore ai pagamenti della pubblica amministrazione in favore delle imprese. Il maxiemendamento del governo al ddl stabilità istituisce un nuovo fondo, la cui mission è dichiarata: «velocizzare i pagamenti dei comuni nei confronti delle imprese fornitrici». In sostanza, il fondo servirà a pagare gli interessi passivi maturati dai comuni indebitati. Attenzione, però: questa sorta di salvagente sarà a disposizione dei soli comuni virtuosi. E non finisce qui. Sempre sul fronte pagamenti della p.a. viene disposta la sospensione, fino al 31 dicembre 2011, delle azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni sottoposte ai piani di rientro dal disavanzo sanitario. Inoltre, vengono sterilizzati fino alla fine del 2011 i pignoramenti sulle somme trasferite dalle regioni alle Asl prima del 31 maggio scorso. Anche qui l’obiettivo è dichiarato: assicurare che vengano pagati i debiti delle strutture sanitarie verso le aziende creditrici. Ma andiamo con ordine. Comuni. Una volta varata la legge di stabilità, la palla passerà subito al ministro dell’interno. Che, con proprio decreto, dovrà stabilire le modalità e i criteri in base a cui saranno ripartite le risorse salva-debiti. Ma una cosa è certa: il maxiemendamento stabilisce che i soldi a copertura degli interessi passivi maturati dagli enti locali debbano andare agli enti virtuosi. Cioè a quei comuni che, avendo rispettato negli ultimi tre anni il patto di stabilità interno, hanno messo in luce un rapporto tra spese del personale e entrate correnti inferiore alla media nazionale. Il nuovo strumento, in capo allo stato di previsione del ministero dell’interno, avrà per il momento una dotazione di 60 milioni di euro per il 2011. E servirà, sostanzialmente, a pagare gli interessi passivi maturati dai comuni per il ritardato pagamento dei fornitori. Soldi sanità. In primis, va detto che il maxiemendamento consente alle regioni soggette ai piani di rientro dal disavanzo sanitario di coprire con risorse proprie eventuali ulteriori disavanzi emersi nell’esercizio 2010. Questa operazione è in deroga a tutte le disposizioni vigenti in materia. E potrà essere attuata solo facendo leva su risorse previste dai bilanci regionali, a condizione che le misure di copertura risultino adottate entro la fine di quest’anno. Comunque, il servizio sanitario nazionale dovrà contare su risorse minori rispetto al previsto. Almeno per il momento. Infatti, con il patto per la salute 2010/12 lo stato aveva garantito alle regioni più soldi per il 2011. Per l’esattezza 834 milioni di euro aggiuntivi. Di questi, per ora, arriveranno solo 347,5 milioni di euro; un aumento equivalente a quello previsto per i primi cinque mesi del 2011. Il reperimento dei fondi mancati viene rinviato a provvedimenti successivi. Blocco delle azioni esecutive verso Asl e ospedali. Lo stop previsto dal maxiemendamento congela le azioni esecutive fino alla fine dell’anno prossimo. Ma solo nelle regioni soggette ai piani di rientro e commissariate. L’obiettivo è «assicurare il regolare svolgimento dei pagamenti dei debiti oggetto della ricognizione di cui all’articolo 11 comma 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122». Il blocco prevede che non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle Asl e degli ospedali. Di più. Nelle stesse regioni commissariate, i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite a ospedali e Asl dagli stessi enti territoriali prima del 31 maggio 2010, non produrranno effetti fino al termine dei 31 dicembre 2011. Ciò significa, che gli enti sanitari interessati a questo congelamento e i loro tesorieri potranno disporre delle somme a rischio pignoramento per effettuare i loro pagamenti. Sblocco del Turn-over. La norma inserita nel maxiemendamento parla chiaro: il blocco automatico del turn-over del personale sanitario non scatta più se le verifiche effettuate dai tavoli tecnici sull’attuazione dei piani di rientro dal disavanzo sanitario accertano che, entro il 31 ottobre scorso, la regione ha raggiunto parte degli obiettivi previsti dal piano stesso. La disposizione, che punta a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, in sostanza lega il parziale raggiungimento degli obiettivi assunti dalla regione (attraverso interventi strutturali di contenimento della spesa) al parziale sblocco del turn-over. Che riprenderà in misura pari al 10% del personale che ha cessato l’attività. A giustificare la boccata d’ossigeno sul personale sanitario la constatazione che le norme attuali prevedono il blocco integrale del turn-over anche se alcuni obiettivi di contenimento della spesa sono stati raggiunti.

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