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«Senza riforme crescita dimezzata»

ROMA – Subito la manovra, da 39-40 miliardi, per mettere sotto controllo i conti pubblici. Ma anche riforme strutturali per spingere la crescita. Emma Marcegaglia insiste su questi due tasti concludendo il seminario del Centro studi di Confindustria, che ha rivisto al ribasso le stime sul prodotto interno lordo per quest’anno e per il 2012. La presidente di Confindustria rilancia l’allarme del Csc: senza misure strutturali, dal fisco, alla burocrazia, alle liberalizzazioni, alla lotta all’evasione, sarà necessaria una manovra aggiuntiva da 18 miliardi. E la modesta crescita del 2012 sarebbe dimezzata allo 0,6 per cento. In mattinata anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva definito «ineludibile e urgente» la riduzione del debito pubblico. «Concordo con le parole del presidente Napolitano. Lo diciamo da molto tempo: la manovra deve essere fatta subito, con un taglio alla spesa pubblica, in modo strutturale», ha detto la Marcegaglia. Ma c’è in parallelo anche il tema delle relazioni industriali, fondamentale, come ha spiegato la presidente degli industriali, per recuperare competitività, aumentare la produttività e di conseguenza anche i salari. È questo l’obiettivo, ha detto la presidente di Confindustria, dell’incontro con i sindacati su rappresentatività ed estensione erga omnes dei contratti che ci sarà questa mattina. «Puntiamo ad un accordo con tutti e vorremmo farlo velocemente». Fin dall’inizio del mandato, ha ricordato la Marcegaglia, ha lavorato sul tema delle relazioni sindacali, fondamentali per il recupero di competitività. Ora manca un tassello: «Come calcolare la rappresentatività delle varie sigle sindacali e di come si rendono esigibili i contratti, per evitare che l’accordo non vincoli tutti». Una partita che Confindustria gioca accanto a quella del risanamento e della crescita. Inevitabile, viste le cifre in gioco, non mettere le mani sulle grandi voci sanità, Pubblica amministrazione e pensioni. E la Marcegaglia ha ribadito ieri il suo sì ad anticipare i tempi, dal 2015 al 2013, dell’aggancio del momento dell’effettivo pensionamento all’aspettativa di vita: «È uno dei punti importanti, che dà credibilità alla manovra». Bene, ha aggiunto, che si parli anche di tagli alla spesa sanitaria attraverso i costi standard ed è opportuno incidere sui costi dei dipendenti pubblici: dal 1980 al 2009 le retribuzioni pubbliche sono salite del 43,9% in termini reali, contro il 26,9% di quelle private. «Sono temi su cui si sta ragionando, vanno nella giusta direzione». Inoltre secondo la presidente di Confindustria bisogna tagliare i costi della politica: «Quantitativamente sono pochi, ma anche la politica deve dare il buon esempio». E poi occorrono le riforme. Il fisco, per ridurre la tasse su imprese e lavoratori: «È il sistema produttivo che tiene in piedi il paese, senza crescita non si crea occupazione». Le liberalizzazioni: «Il Governo ha fatto addirittura passi indietro». E la ricerca e l’innovazione: il Piano nazionale di riforme si è posto un obiettivo al 2020 troppo basso, 1,53% sul Pil, mentre gli altri paesi il 3 per cento. «Così aumentiamo il gap». Il focus del Csc di ieri era sui costi della giustizia civile: uno dei problemi principali che frenano gli investimenti. Con l’abbattimento del 10% dei tempi si potrebbe aumentare il Pil dello 0,8 per cento. La presidente di Confindustria ha ripreso un elemento emerso dal dibattito, la possibilità di contenere i processi civili in un anno. «È difficile ma si può fare». E ha insistito sulla necessità di accorpare i tribunali e di aumentare l’informatizzazione. Poi, nel pomeriggio, all’assemblea degli industriali di Bari, si è concentrata sui problemi del Sud: «Avevamo dato un parere positivo sul piano del Governo, ma non è successo nella e rischiamo di perdere 7 miliardi di euro di qui a fine anno», ha detto la Marcegaglia, annunciando che nei prossimi giorni chiederà un incontro con i presidenti delle regioni meridionali. Inoltre Confindustria lavorerà insieme al Governo per avere a breve l’ok della Ue sul credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, «provvedimento interessante, che non ha intermediazioni politiche o clientelari».

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