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Sei gare su dieci finiscono nel nulla

Solo uno su quattro ce la fa. Il tasso di «mortalità» delle opere pubbliche in finanza di progetto è arrivato a sfiorare il 60 per cento. In pratica, su dieci gare lanciate nel triennio 2010-2012, sono ben sei quelle fallite, andate deserte, revocate o comunque rimaste senza esito. È una fotografia deludente quella che l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici scatta per il Sole 24 Ore sulle criticità che deprimono il settore delle opere pubbliche realizzate con capitali privati in finanza di progetto: sui 522 bandi pubblicati in questo periodo solo 219 sono stati aggiudicati.

E anche se l’elaborazione (si veda il grafico qui sotto) riguarda in realtà solo una fetta delle varie tipologie di gara di partneriato pubblico e privato (sono escluse ad esempio le concessioni) è comunque indicativa di un problema crescente: da un lato aumenta la domanda di project financing, per sopperire ai vincoli di finanza pubblica, dall’altro lato, appunto cresce anche la «mortalità» di queste iniziative.

E infatti l’Authority ha appena avviato una consultazione pubblica sui nodi della finanza di progetto, con l’obiettivo di individuare alcune soluzioni. «La mancata aggiudicazione – si legge nel documento base della consultazione – può derivare da uno scarso appeal del progetto, da incertezze normative o da difficoltà di finanziamento dell’opera». Progetti ancora una volta deboli, insomma, o non sufficientemente remunerativi.

Senza contare che il credit crunch sta mettendo in difficoltà il settore obbligato a finanziamenti di lungo periodo.

Spiega il presidente, Sergio Santoro: «Una prima esigenza già sentita è la necessità di standardizzare le procedure e i modelli contrattuali». Per questo quindi al termine della consultazione l’Autorità elaborerà degli specifici bandi-tipo.

Allo stesso modo secondo Santoro «è necessario ridurre il numero delle stazioni appaltanti e aumentarne la professionalità». Per quanto riguarda i capitali sono due le novità: da un lato l’obbligo di richiedere già in fase di offerta una «manifestazione di interesse» da parte degli istituti finanziatori, in questo modo coinvolti dall’inizio nel progetto; dall’altro lato sta per partire la defiscalizzazione (Ires, Irap e Iva) avviata dal Cipe sulle grandi opere strategiche (le linee guida sono operative da settembre).

Ma il project financing è in crisi anche in Europa. Secondo il rapporto del centro studi europeo Epec nel primo semestre 2013 sono stati conclusi solo 24 contratti di finanziamento (closing) contro i 41 dello stesso periodo del 2012. Almeno stavolta l’Italia vanta un primato: con il closing per l’autostrada Brebemi, che da solo vale 2,3 miliardi, è ora in seconda posizione (in testa sempre l’Inghilterra). Ma quello di Brebemi è anche l’unico contratto firmato nel 2013 nel nostro paese. Esattamente come per la Turchia, la Polonia e la Lituania.

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