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Segretari locali come i dirigenti

I segretari comunali e provinciali sono «equiparati» ai dirigenti. Lo dice a chiare lettere una sentenza depositata nei giorni scorsi dalla prima sezione Lavoro del Tribunale di Roma, con una decisione che è nata per dirimere una controversia fra l’agenzia negoziale delle pubbliche amministrazioni e il sindacato di settore (l’Unione nazionale segretari) ma che per farlo affronta la natura stessa del ruolo della categoria; e afferma, appunto, che le leggi in vigore mostrano «l’intenzione evidente di equiparare e assimilare la figura professionale dei segretari a quella dei dipendenti con inquadramento dirigenziale, pur mantenendo la distinzione dei due profili». Quasi scontato il ricorso in appello dell’amministrazione centrale, che ha finora sempre contrastato l’idea di attribuire ai segretari uno “status” che farebbe entrare nella dirigenza pubblica almeno altre 6mila persone: con conseguenze da verificare.

Il dibattito nasce su un terreno squisitamente sindacale, legato al fatto che l’Unione dei segretari era stata esclusa dai tavoli per i contratti 2006-2009 in quanto ritenuta «non rappresentativa», dal momento che i calcoli sui parametri da superare per poter negoziare (raccogliere almeno il 5% di iscritti a sindacati) erano stati condotti sull’intero comparto «Regioni-enti locali»: una platea da oltre 500mila persone, in cui i 6mila segretari pesano ovviamente troppo poco per ottenere i requisiti di rappresentatività. L’Unione, anche sulla base delle prassi seguite prima dell’arrivo di Renato Brunetta al ministero della Pa, ha contestato questa lettura, rivendicando di essere la sigla ampiamente maggioritaria nella categoria. La battaglia è scoppiata nel 2009 (e riguardava i bienni fin dal 2006 per il ritardo cronico con cui si rinnovavano i contratti pubblici prima del blocco), ed è sfociata prima in un’ordinanza (febbraio 2011) e poi nella sentenza del Tribunale di Roma.

Tutto qui? Per Alfredo Ricciardi, segretario nazionale dell’Unione, la sentenza «riconosce che i segretari sono una categoria autonoma di rango dirigenziale», ma non ha conseguenze sull’ordinamento perché «le regole di fatto già riconoscono questo ruolo ai segretari, che infatti per esempio non hanno l’orario di lavoro a 36 ore e lo straordinario». Diversi, però, i timori dell’amministrazione, dove si teme per esempio che la pronuncia possa alimentare richieste di adeguamenti da parte dei segretari dei piccoli Comuni, dove non esistono dirigenti e quindi non si applica il «galleggiamento» che equipara la retribuzione del segretario a quella del dirigente di vetta; oppure che, sentenza alla mano, i segretari che migrano in mobilità verso altre Pubbliche amministrazioni possano pretendere in automatico l’inquadramento dirigenziale.

Vicenda infinita

01 | LA CAUSA
Nel 2009, nella contrattazione sui contratti 2006-2007 e 2008-2009, l’Unione nazionale dei segretari è stata esclusa dai tavoli perché considerata «non rappresentativa»

02 | IL CALCOLO
L’esclusione nasce dal fatto che i conteggi sono stati condotti nell’intero comparto enti locali, in cui i segretari sono minoranza, senza seguire le prassi precedenti

03 | LA PRONUNCIA
Il Tribunale di Roma riconosce i segretari come categoria autonoma «da equiparare» alla dirigenza

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