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Segnalazioni qualificate: serve elasticità

Fonte: Il Sole 24 Ore

La lotta all’evasione non si fa con i consigli tributari. Nella migliore delle ipotesi, c’è il rischio di duplicazioni e ritardi. Nella peggiore, si mette una materia molto delicata, dal contenuto fortemente tecnico, nelle mani della politica locale, con esiti facilmente prevedibili. Se si voleva stimolare l’adozione di iniziative organizzative sarebbe stato sufficiente imporre la designazione pubblica di un funzionario responsabile del servizio, che deve poi rendere conto del suo operato. Per il successo della collaborazione dei comuni occorre invece intervenire sui nodi critici. In primo luogo, i tempi di pagamento. Neppure i Comuni pionieri della cooperazione (in Emilia Romagna) hanno ancora visto l’effettivo accredito delle somme. È evidente che se si chiedono ad amministrazioni già esauste per i continui tagli ulteriori investimenti di mezzi e di uomini con ritorni ipotetici e lontani, la risposta non potrà essere entusiastica. L’ideale sarebbe istituire, ove possibile, delle forme di compensazione finanziaria delle somme dovute ai comuni con i crediti vantati dallo Stato. Proprio per velocizzare le riscossioni, il decreto sul fisco municipale (Dlgs 23/2011) ha previsto che l’incasso possa avvenire a mano a mano che lo Stato riscuote le somme dai contribuenti, anche se non a titolo definitivo (si pensi alla riscossione in pendenza di ricorso). A tale scopo, tuttavia, è necessaria l’emanazione di un decreto delle Finanze che non ha ancora visto la luce. L’altro problema riguarda la tracciabilità delle segnalazioni. Spesso le indicazioni dei comuni non trovano seguito nelle prassi dell’agenzia delle Entrate per ragioni di proficuità del recupero. Si tratta talvolta di cifre di piccolo importo. L’ente tuttavia non ne viene a conoscenza e resta quindi con la sgradevole sensazione della sostanziale inutilità della collaborazione. Sarebbe quindi assai opportuno prevedere delle modalità di rendicontazione periodica delle segnalazioni, a disposizione dei singoli Comuni. Un intervento del genere potrebbe contribuire a migliorare la qualità e la quantità delle informazioni. C’è poi il nodo delle segnalazioni qualificate. In teoria, si dovrebbe trasmettere all’agenzia delle Entrate un dossier da trasferire direttamente negli avvisi di accertamento. Questo però non è sempre possibile. Si pensi, per esempio, ai controlli delle residenze estere fittizie o alla verifica dello status di ente non commerciale. I primi richiedono l’esame della sfera affettiva e degli interessi commerciali del contribuente. La seconda comporta una indagine sulla contabilità dell’ente e sulla tipologia di operazioni effettuate. Il Comune può svolgere una attività istruttoria, più o meno ampia, ma la valutazione critica e l’eventuale approfondimento delle Entrate sono sempre necessari. Occorre dunque una certa elasticità nel pesare le indicazioni comunali, allo scopo di non scoraggiare la partecipazione locale. È infine importante l’effettivo accesso alle banche dati in possesso dell’anagrafe tributaria. La previsione è ripetutamente sancita in una pluralità di disposizioni di legge. Tra le ultime, è sufficiente citare il decreto sul federalismo municipale e proprio l’emendamento alla manovra di Ferragosto. Poi tutto si arena al momento della adozione dell’ennesimo decreto attuativo. A ben vedere, non si tratta di interventi difficili: basta volerlo.

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