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Seconde case e capannoni: rischio di altri aumenti

Il dibattito che si è acceso con l’emergere del nuovo correttivo governativo alla disciplina Tasi si è finora concentrato sulle prospettive dell’abitazione principale. Tra gli strumenti pensati per dare ai sindaci più risorse da destinare alle detrazioni, però, c’è la possibilità di un ennesimo rincaro della pressione fiscale su tutto il resto del mattone, dalle seconde case agli immobili di imprese e commerciali: cioè sui soggetti che hanno già sopportato tutta l’esplosione di un Fisco immobiliare passato dai quasi 10 miliardi dell’Ici 2011 ai 20 miliardi dell’Imu (più i 4,8 cancellati sull’abitazione principale).

Lo 0,8 per mille aggiuntivo che si prospetta per finanziare le detrazioni per le abitazioni delle famiglie a basso reddito, infatti, può essere applicato indifferentemente alle prime case o agli altri immobili, oppure dividersi fra queste due categorie. A prima vista, aumentare le tasse solo sugli altri immobili per garantire le detrazioni sull’abitazione principale può apparire una mossa dettata da esigenze di progressività, ma molti elementi rendono imprecisa questa percezione.

Nella sua maggioranza, l’Imu «ordinaria» è versata da immobili produttivi, dai capannoni ai negozi, dagli uffici agli alberghi e ai centri commerciali. Proprio per tutelare gli immobili «strumentali» alle attività produttive, la legge di stabilità ha introdotto una mini-deduzione (30% per il 2013, 20% dal 2014) dell’Imu dalle imposte sui redditi. L’aumento delle basi imponibili prima, e il nuovo possibile incremento di aliquote previsto dal progetto governativo ora, cancellano del tutto gli effetti dell’agevolazione, e spingono nuovamente le imposte all’insù: con le aliquote massime, per esempio, il capannone ipotizzato dal grafico qui sotto passerebbe dai 33.728 euro pagati nel 2013 di Imu e maggiorazione Tares ai 37.286 versati nel 2014 come Imu e Tasi, con un incremento del 10,5%, e un’impennata simile sarebbe vissuta dall’albergo. Dove la mini-deduzione non c’è, naturalmente, la tendenza al rialzo nel triennio 2012-2014 è più lineare, sia ad aliquota standard sia con i parametri spinti al massimo. Per osservarlo basta guardare il bilocale da 50 metri quadrati, nel primo esempio del grafico qui sotto, che fra 2012 e 2014 passa da 818 a 925 euro e ad aliquote massime va da 1.140 a 1.227 euro: senza contare che se l’appartamento sfitto è nello stesso Comune di residenza del proprietario, subisce anche il ritorno dell’Irpef sul 50% della rendita catastale aumentata di un terzo.

Anche la condizione generale delle abitazioni principali spinge a mettere in discussione l’effetto progressivo dell’idea di scaricare sugli altri immobili gli aumenti. Con l’abbassamento delle aliquote di riferimento, le case di valore alto pagheranno di Tasi molto meno di quanto chiedeva l’Imu e, per l’incrocio di aliquote e detrazioni, un Comune con aliquote e sconti alti darà più progressività di un ente con aliquote medie o basse e sconti più contenuti.

Un bel rompicapo, che metterà alla prova sia l’abilità dei Comuni di gestire l’autonomia sia la capacità dei contribuenti di sostenere il carico fiscale.

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