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“Se il tributo fosse rimasto per i più ricchi tutto questo pasticcio si sarebbe evitato”

Ministro Delrio, il decreto che doveva cancellare l’Imu sulle prime case in realtà la rimette, seppur minima. Un pasticcio, non crede? «La partita non è ancora finita.

C’è una porta aperta in Parlamento: la legge di Stabilità. Mi auguro che si riesca a fare uno sforzo ulteriore per trovare la cifra che mancae non far pagare nessuno».

Non sarebbe stato più semplice evitarla del tutto, questa miniImu? «La coperta delle risorse si è rivelata più corta del previsto, questa è la verità che dobbiamo dire agli italiani. Ma nello stesso tempo chiediamo comprensione a sindaci e cittadini».

Parla a nome del governo? «Questa è la mia opinione, per il momento non concordata con Saccomanni e il resto dell’esecutivo. Ma resto convinto che dobbiamo tentarle tutte per trovare una soluzione non a metà».

C’è un po’ di amarezza per come è andata a finire la faccenda Imu? «Amarezza sì, perché abbiamo fatto uno sforzo enorme per tenere insieme un governo di larghe intese che ora non c’è più. Ma anche rammarico per una scelta che non aveva senso».

Abolirla per tutti? «Esatto. Era più semplice far pagare una quota al 10% dei più abbienti. Ne avremmo ricavato 1,2-1,4 miliardi. E invece guarda cosa succede ora. I troppi compromessi ci costringono a dover racimolare altri 150-200 milioni».

Sarà un’impresa, visti i tempi magri e la cifra forse più ampia di questa. «L’alternativa è l’effetto boomerang.

La confusione di queste ore rischia di mettere in discussione tutto il lavoro fatto per trovare i 4,4 miliardi e cancellare l’Imu. È come perdere la partita all’ultimo minuto di gioco». Una partita ora nelle mani del Parlamento. «Di governoe Parlamento. Fermi restando i vincoli di bilancio, entrambi devono fare una riflessione ulteriore. Altrimenti alla fine raccoglieremo solo i buuu di cittadini arrabbiati per 20-30 euro in più da versare e sindaci alle prese con le proteste».

Il rimborso successivo al pagamento di gennaio è un’opzione? «Concentriamoci sulla legge di Stabilità e proviamo ad evitarlo del tutto quel pagamento».

Domani arriva in aula alla Camera il cosiddetto “svuota Province” o ddl Delrio. Le Province alla fine saranno abolite? «La risposta è sì. Dal prossimo anno gli italiani non voteranno più per le Province che verranno abolite dal punto di vista del personale politico: presidenti, giunte, consigli.E manterranno solo le funzioni di enti di area vasta e dunque pianificazione e gestione delle strade. Per cancellare il nome “provincia” dalla Costituzione occorrerà invece una legge costituzionale». Ci sono molte critiche al suo ddl. I risparmi sarebbero esigui. «Io dico: intanto partiamo, poi ci aggiusteremo strada facendo.

Noi siamo determinati ad andare fino in fondo e spero che all’inizio dell’anno nuovo il ddl sia legge». Il candidato alla segreteria del Pd Renzi pone tre condizioni per far durare il governo: riforme, lavoro ed Europa. Un ultimatum? «La vicenda Imu dimostra che abbiamo bisogno di un Patto di coalizione, come quello tedesco tra Merkel e Spd. Di darci cioè un’agenda stretta, visto che le intese non sono più larghe, ma devono essere chiare. Non considero le parole di Renzi come elemento di sabotaggio. Ma di rafforzamento e lealtà. È importante che il Pd dica ciò che vuole.

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