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Se il neonato in più «decide» la stretta sul bilancio

«Se solo fossero nati qualche settimana più tardi…». Deve essere stato questo il primo pensiero di Gianni Ciani, sindaco di Pagnacco, provincia di Udine, quando alla fine del 2009 dall’anagrafe gli hanno comunicato che i suoi prolifici concittadini, all’ultima conta, erano risultati più di 5mila. Per l’esattezza 5.002. Due anime in più che vogliono dire poco a livello demografico, se non la conferma della vivibilità del paesino friulano, che nel 2007 ospitava poco più di 4.800 persone. Ma che, viste con gli occhiali dell’amministratore comunale, significano il superamento delle colonne d’Ercole del patto di stabilità. Sopra i 5mila cittadini le ragionerie possono dire addio a qualsiasi tipo di approssimazione o di errore. Tutti i vincoli e le limitazioni del patto scattano, minando alla radice la possibilità di investire, assumere, indebitarsi. «Abbiamo superato il tetto dei 5mila alla fine dell’anno scorso – spiega il sindaco Ciani -. Questo vuol dire che entreremo nel patto nel 2011, perché i limiti scattano dopo due anni». Insomma, mancano pochi mesi all’ora x. Come si stanno preparando? «Abbiamo avviato già da un po’ un’analisi approfondita di spese ed entrate, con particolare attenzione agli ammortamenti dei mutui. Stiamo facendo una verifica generale per preparare un bilancio preventivo 2011 particolarmente rigoroso. E ovviamente stiamo velocizzando tutti gli investimenti in opere pubbliche. Vogliamo avviarli entro fine anno, perché l’anno prossimo non sappiamo se riusciremo a farli». Un problema identico a quello di Domenico Giordano, sindaco di Casal Velino, 5.104 abitanti in provincia di Salerno. Anche per lui il patto scatta nel 2011. «Stiamo accelerando per appaltare tutto quello che possiamo entro la fine dell’anno, per evitare il blocco sui mutui. Poi, comunque, avremo problemi per il pagamento dei stati di avanzamento lavori. Ma spero che questo non crei difficoltà eccessive alle imprese». Anche a Casnate con Bernate (Como) hanno programmato l’ingresso del patto a breve, nel 2013. E si stanno muovendo con un piano di opere pubbliche da far partire nel frattempo: «Abbiamo in programma l’ampliamento degli asili, la costruzione di una palestra e un programma di interventi sulla viabilità», dice il sindaco Fabio Bulgheroni. Ma non tutti i paesi si gonfiano di nuovi residenti. Qualcuno, soprattutto al sud, fa il percorso inverso. Si spopola, prendendo una boccata di ossigeno dopo aver abbandonato l’odiata soglia. Come è successo a Condofuri, provincia di Reggio Calabria, scesa lo scorso anno a 4.980 abitanti: «Dal 2010 -dice il sindaco del paese, Antonino Caccamo – siamo finalmente fuori dal patto. Era assurdo che dovessimo rispettare le stesse regole di un grande comune come Torino o Milano». E, grazie alle maglie dei bilanci più lente, potrà finalmente partire un piano di assunzioni: «Abbiamo dieci persone in meno nella pianta organica del comune. Adesso possiamo tappare questa falla».

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