Questo articolo è stato letto 0 volte

Se c’è la programmazione stop ai ristoranti in libertà

Con l’introduzione della Scia, la segnalazione certificata di inizio attività e quindi dalla data di entrata in vigore della legge 122/2010, il 31 luglio dello scorso anno, è stata di fatto liberalizzata l’apertura di bar e ristoranti. Con la sola eccezione delle ipotesi in cui il comune ha espressamente individuato la zona da sottoporre a programmazione, in base a quanto previsto dall’art. 64 del dlgs 59/2010 di recepimento della direttiva Servizi. E’ quanto afferma il ministero dello sviluppo economico nel parere del 21 giugno scorso diretto all’Anci e che rappresenta una vera e propria novità per il comparto della somministrazione. Quello del direttore della IV Divisione, promozione della concorrenza, del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione è un vero e proprio fulmine a ciel sereno che giunge, peraltro, a pochi giorni di distanza dall’entrata in vigore del Codice del turismo (d.lgs 79/2011) che consente a tutti i titolari di alberghi, affittacamere, bed and breakfast di svolgere l’attività di somministrazione in senso lato, quindi bar e ristorante, indiscriminatamente a tutti e non soltanto agli ospiti alloggiati come era previsto dalla previgente disciplina. Il parere del 21 giugno 2011 va, in sostanza, a modificare l’interpretazione che lo stesso Dipartimento aveva sostenuto nella circolare n. 3637 del 10 agosto 2010, l’indomani dell’entrata in vigore del novellato articolo 19 della legge 241/1990. In quella occasione, il medesimo direttore Gianfrancesco Vecchio, aveva affermato che doveva continuare ad essere assoggettato ad autorizzazione «l’avvio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, nelle zone del territorio comunale che, in attuazione dell’articolo 64, comma 3, del d.lgs n. 59/2010, siano state assoggettate o siano assoggettabili a programmazione». Ciò in quanto «dal contenuto della disposizione risulta evidente l’inammissibilità dell’istituto della SCIA nei casi in cui, ai fini dell’avvio di un’attività, la disciplina di settore disponga la necessità di strumenti di programmazione». A distanza di un anno, con il parere diretto all’Associazione dei comuni, il medesimo ministero inverte la rotta citando, peraltro, le medesime disposizioni che aveva considerato allora, a supporto delle proprie argomentazioni.

Continua a leggere su: Italia Oggi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>