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Scontro sulla contrattazione

L’Aran ha presentato ieri nel corso di un incontro con le rappresentanze sindacali una bozza sulla definizione dei comparti di contrattazione e delle relative aree dirigenziali per il pubblico impiego. Un’ipotesi su cui spiega il commissario straordinario dell’Agenzia, Antonio Naddeo, “ci sono state delle posizioni diverse da parte dei sindacati”, pareri che saranno di nuovo sondati in un altro incontro, che sarà a breve convocato per venerdì o al massimo lunedì della settimana prossima. L’imminente riunione, ha spiegato Naddeo, servirà per “informare su quelle che sono state le decisioni del ministro” e capire se “continuare la trattativa sul testo consegnato, che non è ultimativo ma di partenza”. Eventualmente, infatti, la trattativa può continuare anche senza una parte del sindacato “perché su un accordo quadro non c’è bisogno di maggioranza”, ha chiarito. In particolare, ha spiegato il commissario, “riferiremo al ministro che c’è un sindacato – (la Cisl, ndr) – che ha detto che non firmerà un accordo di questo tipo, perché non condivide la suddivisione dei comparti”. Proponendo, ha aggiunto, cambiamenti “per cui è necessaria una modifica legislativa”. Invece, ha proseguito Naddeo, “altre organizzazioni hanno chiesto di continuare la trattativa, anche perché è propedeutica alla definizione del calendario per le Rsu”. A riguardo, infatti, “la Cgil spinge perché venga rispettata la scadenza del 30 novembre o giù di lì, mentre altre organizzazioni ritengano che vengano fatte una volta definito però l’accordo sui comparti”.
“Abbiamo chiesto all’Aran di rappresentare al ministro Brunetta una nostra proposta riguardo alla questione della definizione dei comparti del pubblico impiego: e cioè che il ministro proceda a modificare la legge 150/09 inserendo sotto ai 4 comparti previsti, i singoli settori, che a questo punto potrebbero essere verticali e corrispondere ai contratti attualmente in essere. Questo darebbe modo di procedere con l’elezione delle Rsu, forse non proprio entro il 30 novembre, ma a dicembre (gennaio al più tardi) e con un assetto definitivo”. Lo ha dichiarato Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl e responsabile del pubblico impiego, al termine dell’incontro sulla questione Rsu e comparti. “Ci sembra che -aggiunge Baratta- così si possa sanare la contraddizione che esiste tra il vecchio ordinamento e la riforma Brunetta. Poiché l’istituzione dei 4 comparti così come è stata presentata dall’Aran non riesce a cogliere la sintesi delle posizioni sindacali e di fatto è un’accozzaglia che fa litigare tutti, istituire i settori di contrattazione rende tutto più semplice. Addirittura a questo punto i comparti potrebbero essere due”. Baratta ribadisce che “la stragrande maggioranza dei sindacati presenti al tavolo si è posta la questione di come fare a procedere al rinnovo delle Rsu, affrontando la questione della ridefinizione dei comparti”. Un atteggiamento diverso da quello espresso dalla Cgil che invece, conclude Baratta “ha posta la questione della rielezione delle Rsu a prescindere dall’organizzazione del pubblico impiego”. Il rinnovo delle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego è una “priorità”: questa la posizione della Cgil. “Il tavolo di oggi (ieri, ndr) avvia una discussione su di un testo presentato dall’agenzia, che ci vede nettamente contrari, e che per quanto ci riguarda, va accompagnato imprescindibilmente dall’avvio immediato delle procedure per il rinnovo delle Rsu”, affermano Michele Gentile, responsabile Settori pubblici della Cgil e Nicola Nicolosi, segretario confederale. Secondo la Cgil, infatti, incagliarsi “su di una discussione di modifica della legge Brunetta implicherebbe il rimando del rinnovo delle Rsu che ci vedrebbe assolutamente contrari”. In relazione, infine, alla modifica del decreto Brunetta e nello specifico dei comparti che questa individua “registriamo un forte dissenso – sottolineano – da parte di alcune organizzazioni sindacali che non si era verificato fino ad oggi”.  La trattativa sulla ridefinizione dei comparti del pubblico impiego ha confermato che la riforma Brunetta, oltre a colpire le condizioni materiali dei pubblici dipendenti, è piena di contraddizioni, sostiene Paola Palmieri, dell’Esecutivo RdB-USB Pubblico Impiego. “Stamattina (ieri, ndr) è emerso con chiarezza quanto sostenuto da sempre dalla nostra organizzazione sindacale e cioè che la riduzione tout court dei comparti, dagli attuali 11 a 4, non risponde a nessun criterio di maggiore efficienza ed invece di semplificare la contrattazione la complica enormemente”. Conclude la dirigente RdB-USB P.I.: “Siamo disponibili a discutere su modifiche che limitino i danni portati dalla riforma Brunetta, a partire dalla questione della rappresentatività confederale. Ma le difficoltà a chiudere l’accordo sui comparti non giustificano in ogni caso il tentativo di impedire ai lavoratori di esprimersi democraticamente con il rinnovo delle Rsu. L’unica soluzione possibile è quella di votare immediatamente con i vecchi comparti”.

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