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Scatta l’ora dei costi standard

ROMA – Il conto alla rovescia per l’addio alla spesa storica è partito. Dal 2011 comuni e province dovranno cominciare a programmare le loro uscite sulla base di «fabbisogni standard»; dall’anno seguente partirà la fase transitoria di applicazione che si concluderà nel 2016. A prevederlo è il decreto attuativo sul federalismo approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri di ieri. A cui potrebbe aggiungersi, tra una decina di giorni, il dlgs sui «costi standard» delle regioni. Il provvedimento che ha ottenuto l’ok di Palazzo Chigi sarà ora all’esame della conferenza unificata e dalla commissione parlamentare bicamerale. Dopodiché tornerà in Cdm per il via libera definitivo. I contenuti rispecchiano quelli anticipati nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore. Si tratta di un testo molto snello (8 articoli in tutto) che, anziché fissare da subito la quantità efficace ed efficiente dei servizi che gli enti locali erogheranno, affida alla società studi di settore Sose Spa il compito di determinarli avvalendosi della collaborazione «scientifica» dell’Ifel, l’istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci. L’obiettivo è dare attuazione alla legge 42 sul federalismo nella parte in cui stabilisce che le «funzioni fondamentali» di comuni, province e città metropolitane (quando saranno costituite, ndr ) non andranno più calcolate attraverso la spesa storica sostenuta negli esercizi precedenti, bensì garantendo quantità «standard» di prestazioni sull’intero territorio nazionale. Che saranno finanziate e perequate al 100% in modo da eliminare le tante distorsioni di cui l’Italia è piena. Nell’arrivare alla stima dei fabbisogni Sose Spa dovrà tenere conto di una serie di variabili che consenta di cucire un “abito su misura” per qualsiasi amministrazione. Oltre alla spesa storica sostenuta fin qui e ai costi pro capite di un determinato servizio, l’articolo 4 prevede che si tenga conto «della produttività e della diversità della spesa in relazione all’ampiezza demografica, alle caratteristiche territoriali, con particolare riferimento alla presenza di zone montane, alle caratteristiche demografiche, sociali e produttive dei predetti diversi enti, al personale impiegato, alla efficienza, all’efficacia e alla qualità dei servizi erogati nonché al grado di soddisfazione degli utenti». Per arrivarci sarà fondamentale la partecipazione dei diretti interessati. Che avranno 60 giorni di tempo per fornire via internet tutti i dati strutturali e di bilancio richiesti nei questionari messi a punto dalla società sugli studi di settore. Chi non rispetterà i tempi si vedrà bloccare ogni trasferimento finché non si metterà in regola. I numeri predisposti da Sose andranno sottoposti alla commissione tecnica paritetica (Copaff) guidata da Luca Antonini, che avrà 15 giorni per presentare le sue osservazioni e sovrintenderà anche alla fase di sperimentazione. Gli stessi testi verranno recapitati prima al dipartimento delle Finanze e poi alla ragioneria generale dello stato e al ministero. Tutto ciò confluirà in un dpcm che, dopo aver ottenuto la “bollinatura” della ragioneria, sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale e messo on line sui siti degli enti locali. Come detto l’abbandono della spesa storica sarà graduale. Per un terzo delle funzioni i fabbisogni dovranno essere pronti nel 2011 e sperimentati nel triennio successivo. Si salirà a due terzi nel 2012 e al 100% delle funzioni nel 2013. Da quel momento scatteranno i tre anni previsti per l’entrata a regime. L’efficientamento della spesa interesserà anche le regioni. L’intenzione del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli è quella di portare in consiglio dei ministri ai primi di agosto il decreto per l’introduzione dei costi standard in modo da cominciarne a discutere a settembre in coincidenza con l’autonomia impositiva delle regioni stesse. Ma il processo non è semplice perché bisognerà trovare la quadra con i governatori già provati dalla manovra e con il titolare della Salute, Ferruccio Fazio. A differenza del dlgs varato ieri non dovrebbe trattarsi di un decreto metodologico. Al suo interno si troveranno già dei numeri intesi come formule da applicare. Chiaramente non verrà calcolato l’esborso equo di ogni singola prestazione ma verranno fissati degli indici per i diversi settori. Con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un costo pesato al 100% e non solo al 50 come oggi.

I COMPITI

Ripartizione provvisoria
In attesa dell’entrata in vigore della legge statale che individuerà le funzioni fondamentali di Comuni, Città metropolitane e Province, il decreto introduce la seguente ripartizione provvisoria
I Comuni
1) funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo 2) funzioni di polizia locale; 3) funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione, nonché l’edilizia scolastica; 4) funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti; 5) funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché per il servizio idrico integrato; 6) le funzioni del settore sociale

Le Province
1) funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo 2) funzioni di istruzione pubblica, ivi compresa l’edilizia scolastica; 3) funzioni nel campo dei trasporti; 4) funzioni riguardanti la gestione del territorio; 5) funzioni nel campo della tutela ambientale; 6) funzioni nel campo dello sviluppo economico relative ai servizi del mercato del lavoro

LE PAROLE

C Costi e fabbisogni standard.
Sono gli strumenti a cui la legge 42 sul federalismo affida il compito di superare la spesa storica. Per comuni e province si parla di «fabbisogni», intesi come la quantità efficace ed efficiente di servizi da erogare nelle loro funzioni fondamentali (ad esempio asili nido o trasporti); per le regioni si parla invece di «costi», nel senso di esborso equo per l’erogazione di un determinato servizio tenuto conto dei vari fattori di produzione

P Perequazione
Per superare gli squilibri territoriali esistenti nel nostro paese la legge delega stabilisce che ogni livello di governo dovrà coprire integralmente la spesa per le sue funzioni fondamentali, calcolata secondo costi e fabbisogni standard. Nelle realtà in cui il gettito dei tributi propri e delle compartecipazioni non basterà a finanziare al 100% la loro copertura interverranno le quote del fondo perequativo nazionale. Ciò varrà sia per le regioni che per i comuni e le province

LE TAPPE

2010
Via al decreto. Il governo accende la luce verde al decreto legislativo sui fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province

2011
Gradualità. Il criterio dei fabbisogni standard è determinato con gradualità riguardo ad almeno un terzo delle funzioni fondamentali

2012
Secondo passaggio. Il criterio dei fabbisogni standard è determinato su almeno i due terzi delle funzioni fondamentali

2013
Tutte le funzioni. Nuovo passaggio per l’estensione del criterio dei fabbisogni standard a tutte le funzioni fondamentali

2016 A regime. L’ addio alla spesa storica andrà a regime in tre anni dopo l’estensione finale dei fabbisogni standard a tutte le funzioni

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