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Scatta il downgrade per 30 enti locali

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – La scure di Moody’s si abbatte impietosa sui rating di 30 enti locali dopo aver falciato di tre gradini il merito di credito dell’Italia. Ma non si può dire che non c’era stato preavviso: l’agenzia aveva di recente pubblicato un approfondimento proprio sul peso che il taglio dei trasferimenti statali agli enti locali e il giro di vite sulle loro finanze avrebbe avuto sui loro rating. Nella pioggia di tagli, finiscono declassati i giudizi sulla Cdp (che ha un rating allineato a quello statale) e sulle Poste, per via della stretta interconnessione con lo Stato azionista: il rating passa da Aa2 ad A2 con outlook negativo. Scarso, in questo caso, l’impatto del taglio: la spa guidata da Massimo Sarmi ricorre poco al mercato obbligazionario per finanziarsi e può fare perno sulla raccolta, ma solo quella dei conti correnti, perchè il resto, oltre 200 miliardi raccolti con i buoni postali e simili, è gestito dalla Cdp mentre il suo rendimento è stabilito dal ministero dell’Economia. La raccolta dei conti va investita per legge in titoli di Stato: probabilmente per questo motivo, tra le ragioni del downgrade, Moody’s indica il «deterioramento della qualità dei circa 45 miliardi che le Poste hanno investiti o depositati nel governo italiano». Entrando nel merito della decisione sugli enti locali, Moody’s li suddivide in tre gruppi, a seconda che il rating sia superiore, allineato o inferiore a quello della Repubblica italiana. Il filo conduttore che ha comportato il declassamento (ma anche l’outlook negativo) sono il deterioramento del merito di credito dello Stato e le misure di austerità imposte a livello centrale a questi enti. «Il 30% della spesa pubblica – si spiega – sono trasferimenti agli enti locali e a questi soggetti ora è chiesto un contributo nel processo di consolidamento fiscale in corso a livello nazionale». Resta comunque il fatto che più un ente locale ha una propria autonomia, sia essa statutaria o economica (perchè ha una propria capacità di generare ricchezza), più si riduce la connessione tra downgrading della Repubblica e quello dell’ente. L’impatto del downgrade sulle finanze locali, considerati i forti limiti al nuovo indebitamento, è più che altro teorico. Le province autonome di Bolzano e Trento e la regione Lombardia subiscono un taglio di tre notches, come la Repubblica, ma le prime due restano comunque due gradini sopra l’Italia (passando da Aaa ad A3) per via della loro autonomia statutaria, ma anche per «l’eccellente performance finanziaria e la flessibilità fiscale». La Lombardia resta un gradino sopra (passando da Aa1 ad A1) per via la capacità di generare ricchezza (20% del Pil nazionale) e del basso debito. Sei regioni (Basilicata, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Veneto), tre province (Firenze, Milano, Torino) e tre città (Milano, Siena, Venezia) sono state declassate al livello della Repubblica, da Aa3 ad Aa2, ad eccezione di Toscana, Veneto, e la città di Siena, passati da Aa2 ad A2. Moody’s non vede motivo per trattare questi enti in modo diverso dallo Stato: sia per la loro dipendenza dai trasferimenti statali e che dalle decisioni politiche a livello centrale, nonostante le economiche ricche, la salute della loro finanza e il buon livello di governance. Nel gruppo con rating al di sotto del livello della Repubblica spiccano, invece, i declassamenti di tre gradini della città di Firenze e della regione Lazio. Per gli altri il downgrade si ferma a due notches, con rating che scendono tra A3 e Baa3.

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