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Sblocco per Porto Tolle

Il Governo “blinda” con la manovra il progetto dell’Enel per costruire a Porto Tolle (Rovigo), sulla punta del delta del Po, una centrale moderna alimentata con carbone ad alta efficienza e a basse emissioni al posto dell’attuale centralona sbuffante e monumentale alimentata con olio combustibile. Con due commi all’articolo 35 della manovra viene confermato il fatto che si possono smantellare le centrali a olio combustibile per costruire al loro posto impianti a carbone, a patto che dimezzino l’inquinamento dell’aria, anche in deroga alle leggi nazionali e regionali (e questa era una legge del 2009) ma inoltre (questo il passo nuovo, contenuto nella manovra) non devono essere messi a confronto combustibili diversi né devono essere imposti combustibili particolari. I due commi possono sembrare oscuri, quasi esoterici. A titolo indicativo, ecco una frase prelevata dal testo della manovra: «All’articolo 5-bis del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, dopo le parole: “di localizzazione territoriale” sono inserite le seguenti: “nonché che condizionino o limitino la suddetta riconversione, obbligando alla comparazione, sotto il profilo dell’impatto ambientale, fra combustibili diversi o imponendo specifici vincoli all’utilizzo dei combustibili”». Significa che la nuova centrale a carbone di Porto Tolle si può fare. Anche se il Consiglio di Stato, in maggio, aveva stoppato il progetto dell’Enel. La vicenda era nata quando gli ecologisti si erano opposti al via libera alla centrale dato dal ministero dell’Ambiente. Respinti al Tar, gli ecologisti avevano vinto al Consiglio di Stato perché nel parco del delta del Po (legge regionale) è vietato l’uso del carbone. Progetto bloccato. Ora, da un lato il Veneto sta cambiando in tutta fretta la legge regionale per consentire il passaggio da olio combustibile a carbone, mentre il Governo rafforza e spalleggia con l’articolo 35 della manovra. Il nuovo progetto di legge regionale è stato approvato dalla giunta di ca’ Balbi a Venezia ed è stato esaminato dalla commissione urbanistica. Il voto in aula è atteso tra oggi e domani, subito dopo il piano casa. Qualora contro il progetto dell’Enel ci fossero forme di ostruzionismo tra i consiglieri riuniti a Venezia (la Regione non ha vincoli sulla presentazione di emendamenti e altre forme di opposizione), la manovra del Governo comunque sarebbe una spalla sufficiente per far continuare il progetto. Anche se “pennellato” sull’impianto del Polesine, l’articolo salva-centrale della manovra si potrà applicare anche ad altri progetti simili, come per esempio il progetto che ha l’Enel a Rossano Calabro (Cosenza) o quello della grigionese Rezia a Saline Ioniche (Reggio Calabria). La centrale sul delta del Po è una delle più grandi d’Italia. Con tecnologia “policombustibile” inventata negli anni dello shock petrolifero, mediante adeguamenti l’impianto può bruciare metano, carbone o olio combustibile (simile per caratteristiche al greggio), ma ha rendimenti bassi, emissioni alte e costi esorbitanti. Difatti la centrale viene fatta funzionare per pochi giorni all’anno. Con la nuova tecnologia, avrebbe emissioni modeste e rendimenti alti. Intanto i dipendenti dell’Enel di Porto Tolle e delle aziende dell’indotto hanno completato una raccolta di 10.400 firme a sostegno della conversione. Se nei tempi d’oro la centrale impiegava 420 persone, oggi vi lavorano 150 addetti, di cui 9 turnisti e 65 manutentori e alcune decine di impiegati. In vista il trasferimento di 80 addetti a Genova, Civitavecchia, Brindisi e nelle due centrali veneziane di Fusina e Marghera.

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