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Salari pubblici in frenata: +0,7% nel 2011

La sequela di interventi restrittivi sulla spesa per retribuzioni nel pubblico impiego messe in campo dall’inizio della legislatura continua a dare i suoi frutti. Come rivela il Rapporto semestrale dell’Aran, agenzia per la contrattazione nella Pa, se nel 2008 la crescita degli stipendi era stata del 4,1%, nel 2009 non è andata oltre il 3%, per fermarsi a un +1,3% nel 2010. Per quest’anno la crescita tendenziale dovrebbe assestarsi sul +0,7%. La frenata vale anche per le retribuzioni di fatto – stipendio comprensivo degli aumenti di produttività e degli arretrati – cresciute l’anno passato dell’1,3% (contro il +1,5% del 2009). I dati sono in linea con le stime Istat sulla contabilità nazionale e le proiezioni di Bankitalia. Con la proroga del blocco delle retribuzioni al 2014, secondo le previsioni dell’Agenzia sarebbe a questo punto scontato l’allineamento entro quell’anno degli stipendi dei lavoratori pubblici con le retribuzioni di fatto del settore privato, che nel decennio 2000-2010 avevano avuto un andamento molto meno sostenuto, fino a raggiungere un differenziale nel 2009 di circa 10 punti. Una stabilizzazione della dinamica retributiva che dovrebbe essere poi consolidata negli anni successivi anche grazie alle nuove modalità di calcolo per l’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015- 2017. «A questo punto – ha spiegato il presidente Aran, Sergio Gasparrini – tutti gli interventi che si potevano fare nel pubblico impiego sono già stati messi in pista. Il comparto ha dato un contributo significativo e mi auguro definitivo al risanamento dei conti pubblici». Nel corso dell’illustrazione dei dati, Gasparrini ha proposto un confronto sulla dinamica della spesa per retribuzioni pubbliche in rapporto al Pil in diversi paesi europei dal 2008 in poi, ricavata dal supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia 44/2010. L’effetto della crisi (e dunque il crollo del Pil) ha determinato incrementi generalizzati anche se paesi più virtuosi come la Germania hanno mantenuto il rapporto tra il 7,5 e l’8% contro l’11% dell’Italia, il 12,4% della Grecia e il 13,4-13,5% di Francia e Portogallo. L’analisi delle dinamiche relative ai salari di risultato , che incide sul salario totale tra il 5% e il 10% con valori che vanno dai mille ai duemila euro annui, si ferma ai dati del 2009 e rivela come le Regioni si siano rivelate tra le amministrazioni meno virtuose nella distribuzione ai dipendenti dei premi di produttività. Fuori dalle rilevazioni Aran, vale ricordare che i risparmi aggiuntivi sul settore pubblico previsti dalla manovra di luglio (legge 111/2011) fissano i saldi (minore indebitamento netto) in 30 milioni per il 2013, 740 milioni per il 2014, 340 per il 2015 e 370 per il 2016. I dati Aran confermano per i sindacati, che hanno annunciato mobilitazioni, l’impoverimento delle retribuzioni pubbliche.

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