Questo articolo è stato letto 0 volte

Saccomanni: stop difficile sulla seconda rata Imu

LONDRA – Alle spalle il ritratto di un pensieroso Garibaldi, fra le mani l’incoraggiante saggio di David Marsh, «Lo stallo dell’Europa, come risolvere la crisi dell’euro e perché non accadrà», Fabrizio Saccomanni chiude il suo viaggio a Londra e riapre il delicato dossier della seconda rata Imu sulla prima casa. «Non faccio annunci», premette il ministro dell’Economia nella saletta al primo piano dell’ambasciata italiana. «Posso solo dire che, per eliminarla, il reperimento delle risorse non è cosa facile e naturalmente con il passare del tempo le opzioni si riducono. Certo, se c’è la volontà politica si può fare».

Già il giorno prima, arrivando alla London School of Economics, aveva fatto capire quanto prudente fosse la sua linea. Per cancellare anche la rata di dicembre bisogna trovare nuove entrate o tagli di spesa che producano 2,4 miliardi nei due mesi che mancano alla fine dell’anno. Operazione delicata. Ma i partiti premono. A Londra arriva non solo il messaggio del solito Renato Brunetta: «Fa tenerezza vedere Saccomanni arrampicarsi sugli specchi. Gli siamo vicini». No, stavolta è il vice ministro Stefano Fassina (Pd) a «garantire che gli italiani non pagheranno perché il governo si è impegnato a trovare una soluzione in tempo utile». Fassina, proprio lui che si era battuto per far pagare l’Imu ai ricchi in modo da evitare l’aumento di un’altra tassa, l’Iva, che alla fine è regolarmente scattato. Una sorpresa per Saccomanni, che anche per questo decide di mettere il suo pensiero fra virgolette e davanti alle telecamere.

Al di là delle parole, però, sono i numeri che contano. Metà della copertura potrebbe arrivare dalla rivalutazione delle quote in Banca d’Italia, messa in carico alla banche. Per il resto c’è l’ipotesi di una dismissione lampo di immobili o di pezzi di società pubbliche con destinazione Cassa depositi e prestiti. Una strada già seguita dal governo in altri casi, che avrebbe il vantaggio di portare subito i soldi necessari nel bilancio dello Stato. Ma pure il difetto di essere una finta privatizzazione: Cdp, che ha in pancia i risparmi postali degli italiani, è sì fuori dal perimetro della pubblica amministrazione ma resta pur sempre una società a controllo pubblico. Non proprio il migliore degli spot per quel piano di privatizzazioni (vere) che il governo dovrebbe presentare entro l’anno e del quale Saccomanni è venuto a parlare proprio a Londra. Senza contare le resistenze della stessa Cassa, che naturalmente direbbe sì ma che decreto dopo decreto rischia di trasformarsi davvero nella nuova Iri, riportando l’Italia all’epoca non sempre gloriosa delle partecipazioni statali. E senza contare neppure che entro la fine dell’anno bisogna trovare anche altri soldi, a partire da quelli per la cassa integrazione in deroga. Un rebus. Ma i partiti i premono. Con il sospetto che ci sia anche un po’ di tattica, di doppio gioco. Nel Pdl perché con il pagamento della seconda rata Imu Silvio Berlusconi avrebbe l’appiglio finale per far cadere il governo, riprendersi il partito dalle mani delle colombe che avrebbero fallito agli occhi dei suoi elettori, e tornare alla carica con l’ennesima campagna elettorale, poco cambia se in prima persona oppure no. Nel Pd perché, al di là del merito, nessuno vuole dare a Berlusconi questo alibi. Mosse e contromosse che sanno di spionaggio, voci che arrivano fino a qui, fino a Londra. Magari solo fantasie. Ma in fondo non è questa la città di 007?

Continua a leggere su: Corriere della Sera

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>