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Roma: Ecopolis, ecco come costruire le città del futuro

Si calcola che nel 2030 vivranno nelle grandi aree urbane 8 miliardi di persone. Un appuntamento a cui le città devono arrivare pronte, attrezzate con infrastrutture, strumenti e servizi adeguati a reggere un tale peso. Alcune linee guida per il loro sviluppo sono emerse da quattro studi presentati a Ecopolis, il salone della sostenibilità urbana organizzato alla Fiera di Roma, giunto quest’anno alla terza edizione. Rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico; stimolare la mobilità virtuale per ridurre quella fisica, e di conseguenza il traffico. E poi costruire infrastrutture di trasporto pubblico adeguate, sempre guardando alle altre città del resto del mondo e considerando come obiettivo finale quello di una “città armonica”.

Un nuovo modo di consumare e produrre energia per gli edifici
“Città, costruzioni ed energy technology” è il titolo dello studio realizzato dal Cresme (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio) e focalizzato sui consumi energetici dei centri urbani. Attraverso l’“efficientamento” energetico del patrimonio edilizio italiano, si spiega nella ricerca, si potrebbero ridurre le emissioni di Co2 addirittura del 45%. Risultati ben superiori a quanto previsto con il ricorso alle tecnologie per l’uso delle fonti rinnovabili (22,4%). «L’eccezionale risultato si può ottenere con una politica che investa l’involucro edilizio attraverso l’isolamento delle pareti, la sostituzione degli infissi e l’installazione di elementi schermanti; gli impianti di produzione di calore e di condizionamento con la sostituzione degli impianti vecchi con impianti di ultima generazione; il ricorso a fonti rinnovabili (attraverso dispositivi sia attivi che passivi, dai pannelli solari ai pannelli fotovoltaici, al geotermico, ecc.); i dispositivi per una gestione efficiente dei servizi di climatizzazione e illuminazione modulabili in funzione della domanda», spiegano al Cresme. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, i ricercatori fanno notare che «sono in crescita sia il numero di Comuni che ha messo mano ai propri strumenti di governo degli interventi edilizi, per introdurre nuovi criteri e obiettivi energetico-ambientali, sia il campo dei temi di interesse, rendendo i regolamenti sempre interessanti per capire i processi in corso». «D’altra parte – sottolinea il direttore tecnico del Cresme Lorenzo Bellicini – negli ultimi anni l’aspetto ambientale delle costruzioni è per i consumatori il più importante. In questo settore la domanda è più avanti dell’offerta». Nel terzo Rapporto Onre 2010 (l’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi per il Risparmio Energetico, promosso da Cresme e Legambiente), sono 705 i Comuni italiani censiti (in cui risiedono in tutto quasi 19 milioni di cittadini) che risultano avere modificato i propri Regolamenti Edilizi per introdurre obiettivi di sostenibilità e risparmio energetico.

Cura del ferro e della fibra ottica
Internet e la mobilità urbana influiscono in modo significativo sulla qualità, ma anche sulle aspettativa di vita degli abitanti delle città italiane. È quanto emerge dallo studio “Trasformazioni urbane e mobilità sostenibile”, realizzato da Retecamere, la società delle Camere di commercio italiane che si occupa di progetti integrati per lo sviluppo. «Gli spostamenti delle persone nelle città devono essere ridotti e razionalizzati, in quanto provocano il drammatico aumento delle emissioni di Co2, quindi dell’inquinamento dell’aria che respiriamo. Per raggiungere questo obiettivo, le nuove tecnologie e Internet sono fattori cruciali. I cittadini, infatti, possono accedere ai servizi sia pubblici che privati senza muoversi da casa, solo con l’aiuto di un computer o di uno smart phone. È quanto già accade – ad esempio – con l’e-government o con l’home banking», spiegano i ricercatori. Servizi in parte già esistenti ma ancora poco utilizzati, anche in considerazione della modesta diffusione di Internet nelle famiglie italiane, con dati che si attestano solo al 50%. La ricerca prende in considerazione anche un altro fattore strategico: la creazione delle condizioni per un pieno utilizzo del trasporto pubblico da parte dei cittadini, ad esempio dislocando gli uffici e i centri commerciali nei pressi delle stazioni ferroviarie e metropolitane, che sono presenti nelle nostre città. «Ciò comporterebbe benefici non solo in termini di riduzione degli incidenti e dei livelli di inquinamento, ma anche un notevole risparmio per le tasche dei cittadini», spiegano da Retecamere. Prendendo come campione esemplificativo la situazione di 13 città italiane, lo studio calcola come un ripristino di queste aree ferroviarie possa comportare un beneficio economico complessivo la cui stima si attesta dai 50 ai 120 milioni di euro. Solo a Roma, spiega il direttore generale di Retecamere Claudio Cipollini, il risparmio si attesterebbe dai 20 ai 50 milioni di euro e a Milano dai 17 ai 42 mioni di euro, che, rapportato al costo medio di costruzione, genererebbero un risparmio considerevole degli investimenti, dal 17% al 21%.

La mobilità urbana sostenibile in otto case study
La ricerca “La mobilità urbana sostenibile: strategie e sperimentazioni”, condotta dal Critevat (il Centro Reatino di ricerche di Ingegneria per la Tutela e la Valorizzazione dell’Ambiente e del Territorio dell’università La Sapienza) mette a confronto l’approccio di otto città e aree urbane europee, diverse per tipologia e dimensioni, alla mobilità sostenibile: Dresda, Vienna, Stoccolma, Parma, Torino, provincia di Torino, Roma, provincia di Roma. «Complessivamente lo studio porta all’emersione di tre temi importanti: la cultura del cambiamento, la base informativa comune e il governo centrale del cambiamento», si legge nella sintesi della ricerca. Fondamentale è la prima questione: «Tutte le esperienze – fa notare il Critevat – investono molto sulla formazione e la partecipazione dei cittadiniai temi della mobilità sostenibile, indicando chiaramente che non ci può essere un cambiamento sensibile se non si modificano le proprie abitudini e il modo di usare la città», anche se «ad oggi non si hanno elementi per capire come la gente reagisce a queste sollecitazioni». «Quello che ancora manca – spiega Carlo Cecere, direttore del Centro – è il fare sistema, l’integrazione tra le iniziative di diverse enti che insistono su uno stesso territorio. Questo consentirebbe di dare risposte concrete al problema della sostenibilità».

I giovani sognano la «città armonica»
La ricerca “La città del futuro”, realizzata dall’istituto di sondaggi Swg per Ecopolis, si è concentrata su visioni e desideri dei giovani. «I ragazzi e le ragazze non sembrano aver perso la voglia di guardare lontano e puntano sulla città come luogo in cui si può realmente determinare la rinascita, la rifondazione e il ridisegno della concezione della qualità dell’esistenza, delle relazioni, del vivere con gli altri. La città di domani dovrebbe essere frizzante, accattivante, godibile, frequentata, sicura, gioiosa e accogliente», spiegano da Swg. Le caratteristiche della città di domani, così come la sognano i giovani, potrebbero essere riassunte nella parola “armonia”, «che torva realizzazione attraverso cinque ambiti di action: sicurezza, salubrità, socialità, funzionalità e vitalità. Cinque ambiti che sembrano delineare una nuova piramide delle priorità urbane, con alla base la sicurezza e la salubrità, al centro la socialità e la funzionalità, verso la sommità la vitalità e al vertice l’armonia urbana». Vivere in una città verde, pulita, sostenibile, provvista di piste ciclabili e auto elettriche, piena di parchi e laghetti, è un insomma sogno molto diffuso. «L’armonia è un obiettivo a cui non si arriva semplicemente con la tecnica, la città è una comunità complessa, fatta di persone e relazioni sociali, di cui bisogna tenere conto per costruire città armoniche», spiega il direttore di Swg Enzo Risso.

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