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Roma Capitale divide il fronte delle autonomie

Fonte: Il Sole 24 Ore

Tutti insieme contro la manovra bis. Finché in serata non spunta un emendamento che assegna 60 milioni a Roma Capitale. E allora il fronte sembra potersi spaccare. Vasco Errani (Pd) e Roberto Formigoni (Pdl), governatori di Emilia Romagna e Lombardia, attaccano: «Inammissibile, sarebbe un problema. Non sono ammessi emendamenti su un Comune in particolare. Gli interventi vanno fatti per tutto l’insieme delle autonomie». Anche se poi il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, getta acqua sul fuoco che sta per divampare: «Non ci sono fondi in più per la Capitale, solo un trasferimento di risorse non utilizzate». Alemanno frena, ma la guardia resta comunque alta tra gli amministratori locali non capitolini a dimostrazione della tensione del momento. Perché resta altissima la protesta di tutti i governatori, sindaci e presidenti di Provincia contro la manovra nella speranza di incassare sul filo di lana al Senato ben più di 1,8 miliardi di minori tagli rispetto alla versione iniziale del decreto, che assestava loro 6 miliardi di riduzioni di trasferimenti ora ridotti a 4,2 miliardi. Anche se dopo la «mobilitazione» unitaria di ieri a Roma, per Regioni ed enti locali le speranze di alleggerire la manovra sembrano ridotte al lumicino. Adesso si punta tutto sugli emendamenti che arriveranno in Aula, ben sapendo che le prossime ore saranno decisive. Le richieste degli amministratori locali – illustrate anche ai capigruppo del Senato e al presidente Renato Schifani – sono state riassunte in un ordine del giorno comune che rilancia tutte le contestazioni di queste settimane al decreto. Che sarà «insostenibile» e provocherà una forte contrazione delle prestazioni e dei servizi a «cittadini, famiglie e imprese», per i quali si profila una potatura o «un forte aumento delle tariffe». Con il crollo degli investimenti che accentuerà la crisi economica e avrà pesanti effetti sulle imprese e l’occupazione. Di qui il pacchetto di proposte che Regioni ed enti locali hanno chiesto al Senato di tradurre in «emendamenti bipartisan». Che si articolano in tre direzioni: dimezzare i tagli al territorio e aumentarli alle amministrazioni centrali, che hanno una spesa pubblica più alta; modificare il patto di stabilità per stimolare gli investimenti da destinare alla crescita in settori strategici; stralciare tutte le parti ordinamentali del decreto che non hanno impatto finanziario e istituire una commissione mista paritetica per mettere a punto entro tre mesi un Ddl di riordino istituzionale. Un fronte di richieste compatto. Come compatte sono state le contestazioni e gli effetti stimati delle ricadute sociali e sulle economie locali. «I tempi sono strettissimi, ma noi ci auguriamo che qualcosa si possa correggere», ha dichiarato al termine della giornata Osvaldo Napoli, il berlusconiano di ferro presidente facente funzioni dell’Anci e vice capogruppo del Pdl alla Camera. Ma i toni e le preoccupazioni di governatori e sindaci volgono decisamente al pessimismo. Questa volta davvero in maniera bipartisan. «Da Roma niente di buono», prevede però il governatore toscano Enrico Rossi (Pd). Mentre Errani incalza: se niente cambia «decidiamo insieme come fare il funerale al federalismo fiscale e il Governo ci dica quali servizi è in grado di garantire». E Formigoni aggiunge: «Si sono messe in atto tutte le tassazioni e le odiosità peggiori che fanno parte di un regime da socialismo reale, si rischia una rivolta sociale». Nient’altro che «un pasticcio che creerà grandi conflitti», aggiunge Renata Polverini (Lazio, Pdl). Le nostre attese «sono state completamente disattese», aggiunge amaro il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana. «Va seguito l’esempio di Sarkozy: paghi di più chi ha di più», rilancia il primo cittadino di Torino, Piero Fassino. E il presidente della provincia torinese, Antonio Saitta (Pd), aggiunge un pericolo in più a stretto giro di posta: «È in dubbio la riapertura delle scuole perché mancano i fondi per la manutenzione». Chissà se la notte porterà consiglio al Governo.

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