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Rispuntano pensioni e patrimoniale

Tornano a prendere quota interventi sulle pensioni, le dismissioni e anche la patrimoniale. Temi che potrebbero essere già al centro del nuovo vertice in programma oggi al Tesoro in vista del decreto sulla crescita, provvedimento che, al pari della legge di stabilità, dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri la prima o la seconda settimana di ottobre. All’incontro di oggi parteciperanno i ministri Giulio Tremonti (Economia), Altero Matteoli (Infrastrutture), Maurizio Sacconi (Lavoro) e Roberto Calderoli (Semplificazione). Oltre a Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia e Alleanza delle cooperative, sarà presente anche la Banca d’Italia con un esponente del direttorio. Ancora da comporre il puzzle delle misure, a cominciare da quelle finalizzate a racimolare le risorse necessarie per mantenere salda la rotta sui conti pubblici e per avviare un meccanismo che porti rapidamente all’abbattimento del debito pubblico. Un’operazione, quest’ultima, che verrebbe portata avanti soprattutto attraverso una massiccia dismissione di beni immobiliari dello Stato e forse delle utilities. In questo contesto torna ad essere gettonata, nonostante la contrarietà del premier, anche l’ipotesi della patrimoniale, che verrebbe limitata agli immobili su patrimoni oltre gli 1,2 milioni (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), che garantirebbe non meno di 5 miliardi. Per il momento i tecnici del Tesoro si sarebbero limitati a inserire questa opzione nel menu dei possibili interventi, anche perché la patrimoniale agirebbe soprattutto sul deficit (sarebbe quindi funzionale a nuovo intervento correttivo sui conti) mentre avrebbe affetti più limitati sul debito. A spingere per questa soluzione sono diversi ambienti del Pdl (ma non la segreteria) e in parte anche la Lega, che resta contraria a qualsiasi ipotesi di intervento sulla previdenza. Ma proprio le pensioni restano al centro del menu preparato dai tecnici del Tesoro. Due le opzioni sul tappeto: la prima, più strutturale, poggia sull’anticipo al 2012 di quota 97 (somma di età anagrafica e contributiva) per le “anzianità” o sul ripristino dello scalone Maroni per poi arrivare a quota 100 nel 2015 (e quindi all’azzeramento di parte dei trattamenti anticipati). Un intervento che potrebbe essere integrato con l’innalzamento a 67 anni della soglia di vecchiaia nel 2020 o 2025. L’opzione più soft prevede un contributo sulle baby pensioni ancora in essere accompagnato da un meccanismo di incentivi-disincentivi per alzare l’età pensionabile e una stretta sugli assegni di reversibilità con un sostanziale anticipo della delega assistenziale. Intanto lo Sviluppo economico ha già pronte le sue proposte a partire dall’energia. Agevolazioni per l’uso di metano da autotrazione nelle Regioni che ospitano impianti di rigassificazione, allungamento della durata delle concessioni demaniali per depositi e stabilimenti energetici costieri (da 4 a 20 anni) per favorire gli investimenti dei privati. Lo Sviluppo economico conta poi di inserire un bonus per la banda larga a favore delle Pmi e di sbloccare, appostando risorse, i contratti di sviluppo per le Regioni del Mezzogiorno. Incerto l’inserimento già in questo decreto del riassetto del commercio estero, diventato indispensabile dopo il caos esploso con l’abolizione dell’Ice. Assente all’incontro di oggi il ministro Renato Brunetta (Pa e Innovazione) che con un suo tavolo con le parti sta perfezionando la norma ritenuta più strategica del pacchetto semplificazioni: una norma che imponga (come si fa per gli obblighi di copertura) d’indicare nella futura legislazione quali adempimenti amministrativi sono state cancellati per far posto a quelli nuovi.

Le misure al vaglio

CORRETTIVI PENSIONI L’opzione anticipo di quota 97 Tra le ipotesi in campo previdenziale, si valuta anche l’anticipo al 2012 di quota 97 (somma di età anagrafica e contributiva) per le “anzianità” o sul ripristino dello scalone Maroni per poi arrivare a quota 100 nel 2015 (e quindi all’azzeramento dei trattamenti anticipati).

L’IPOTESI PATRIMONIALE Il prelievo sugli immobili Una parte della maggioranza resta favorevole alla patrimoniale, che incontra però la contrarietà del premier. Due le ipotesi: un tributo limitato agli immobili per patrimoni oltre 1,2 milioni, che garantirebbe 5 miliardi; un prelievo a vasto raggio (con un’aliquota dell’1 per mille si arriverebbe a 9 miliardi).

TAGLIA ONERI PIÙ AMPIO Nuove leggi semplificate La norma allo studio punta a vietare l’introduzione di nuove procedure amministrative senza che vengano indicati i vecchi oneri burocratici soppressi. Altra semplificazione riguarderà le norme di recepimento delle direttive europee: sarà vietato il sovraccarico (gold-plating) di regolamentazione accessoria.

ENERGIA: SPINTA AGLI IMPIANTI Bonus metano Allo studio agevolazioni per l’uso di metano da autotrazione nelle Regioni che ospitano impianti di rigassificazione, allungamento della durata delle concessioni demaniali per depositi e stabilimenti energetici costieri (da 4 a 20 anni) per favorire gli investimenti dei privati.

RIASSETTO DELL’EXPORT Serve soluzione al caos post-Ice Da risistemare il cantiere dell’internazionalizzazione. Appare ancora incerto l’inserimento già in questo decreto del riassetto del commercio estero, diventato indispensabile dopo il caos esploso con l’abolizione dell’Ice senza che nel contempo fosse pronta una diversa soluzione operativa.

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