Questo articolo è stato letto 0 volte

Rischio sanzioni su 600 Comuni

Il problema era noto da mesi, cioè da quando il Governo ha sospeso (a maggio) e poi ha cancellato (ad agosto) l’acconto Imu sull’abitazione principale e sui beni agricoli senza bloccare la potestà tributaria dei Comuni. La soluzione, però, non è arrivata, almeno 600 enti locali hanno aumentato le aliquote sull’abitazione principale, alle compensazioni necessarie a bloccare il saldo di dicembre mancano circa 500 milioni e il rischio concreto per queste amministrazioni è di chiudere i l’anno in deficit e sforare il Patto di stabilità: un’eventualità che impone il blocco di assunzioni e indebitamento e il taglio della spesa corrente, oltre all’obbligo di un piano di rientro per riportare i bilanci in equilibrio. A pochi giorni dal termine per deliberazione dei preventivi e assestamento di bilancio (che in questo strano anno coincidono) e a cinque settimane dalla fine dell’esercizio finanziario, del resto, chiedere alle amministrazioni di trovare per altra via le risorse che verrebbero a mancare non è realistico. Come se ne esce?

Sul tavolo, in vista del consiglio dei ministri che domani dovrebbe varare il decreto sul saldo Imu, si fronteggiano due ipotesi: la prima chiede di far pagare ai contribuenti la differenza fra l’Imu determinata con le aliquote dell’anno scorso e quella prodotta con i parametri di quest’anno, ma si scontra frontalmente con le assicurazioni del premier Enrico Letta (secondo cui «la seconda rata Imu non sarà pagata») e appare destinata a far esplodere lo scontro politico, soprattutto dalle parti del centrodestra (nuovo e “vecchio”). La seconda strada passa invece per qualche forma di accertamento «convenzionale» che, ripercorrendo sentieri già battuti (con qualche problema) in passato, permetta ai Comuni di mantenere in bilancio l’entrata aggiuntiva determinata dall’aumento dell’Imu sull’abitazione principale, ma rimandi l’erogazione di questa quota dei rimborsi statali al 2014, quando (soprattutto nella prima parte dell’anno) il bilancio centrale correrà su binari un po’ meno rigidi di quelli attuali.

Per il momento, però, su questa ipotesi pesa l’obiezione della Ragioneria generale dello Stato, che sottolinea come l’accertamento convenzionale “classico” si traduca in un deficit aggiuntivo in un consolidato della Pa già oscillante sull’orlo del 3% nel parametro europeo del deficit/Pil. Resta il fatto, però, che l’intera partita dell’Imu sull’abitazione principale viene gestita con misure straordinarie, che si tengono lontane dall’incidere sui flussi strutturali della finanza pubblica. Nelle coperture dell’acconto di giugno è entrata la “sanatoria” una tantum dei contenziosi contabili legati alle concessionarie di new slot, che però ha zoppicato parecchio e si è fermata al 50% dei 600 milioni stimati come obiettivo. Per la rata di dicembre, invece, tutta la manovra poggia sull’aumento degli acconti fiscali, anch’essi una tantum e accompagnati da clausole di salvaguardia (sulle accise) per neutralizzare il ritorno ai livelli ordinari.

Senza una contromossa, invece, il destino appare segnato: record assoluto di Comuni che sforano il Patto di stabilità, e che si vedono applicare sanzioni estese anche alle società partecipate.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>