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Rischio commissariamento per il caos sui bilanci

«Intervenga subito Alfano». Il caos delle proroghe rischia di imporre il commissariamento a migliaia di Comuni italiani, che non possono adottare entro il 30 settembre il provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio per il semplice fatto che i loro bilanci ancora non esistono: complici Imu, Tares, spending review e gli altri punti interrogativi che ancora pesano sui conti locali, infatti, il termine per i preventivi è slittato al 30 novembre.

Il cortocircuito è stato denunciato nuovamente ieri dall’Anci, che ha chiesto l’intervento immediato del ministro dell’Interno per fermare l’azione dei Prefetti, obbligati a intervenire da martedì prossimo in base all’articolo 191 del Testo unico degli enti locali (Dlgs 267/2000). Il ministro, del resto, può prendere esempio da quando accaduto 12 mesi fa, quando al Viminale c’era Anna Maria Cancellieri: anche allora il problema era sorto, perché i termini del preventivo erano slittati al 30 ottobre, e il ministero bloccò i Prefetti.

Ma è tutto il calendario delle regole per i Comuni ad agitare gli amministratori locali. Si moltiplicano le richieste di proroga dei termini per i rimborsi delle anticipazioni di tesoreria scattate per evitare la crisi di liquidità dopo la sospensione dell’Imu, e sul 2014 l’attesa si concentra sui nuovi limiti all’indebitamento. L’entrata in vigore del nuovo tetto rischia infatti di mandare fuori linea migliaia di enti locali, facendo scattare a tutto campo le sanzioni che vietano i mutui e possono determinare un nuovo blocco a tutto campo degli investimenti locali. Per questa ragione in cima alle richieste dei sindaci in vista della legge di stabilità c’è un nuovo ritocco di questa regola, che negli anni ha avuto una vita parecchio travagliata.

Il tetto all’indebitamento, ovviamente, è sempre esistito, ed è fissato dall’articolo 204 del Dlgs 267/2000 in termini di rapporto fra la spesa per interessi e le entrate da tributi, tariffe e trasferimenti (titolo I-III del bilancio). Per anni il tetto è stato fissato a un generoso 15%, fino a quando nel 2010 è entrata in vigore una regola che abbassa di anno in anno il limite. Dopo molti ritocchi e proroghe (l’ultimo intervento in materia è di luglio, e ha dato vita all’articolo 11-bis del Dl 76/2013), oggi il limite è fissato all’8%, ma è destinato a scendere al 6% a partire dal 1° gennaio prossimo. Proprio questo scalino determina per moltissimi Comuni l’impossibilità di accendere nuovi mutui, con un altro colpo agli investimenti locali già frenati dal Patto di stabilità: «Bisogna cambiare rotta – ha chiesto il presidente dell’Anci, Piero Fassino – anche perché il passivo dei Comuni pesa solo per il 2,4% sul debito pubblico».

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