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Rischio anticipazioni sui Comuni

L’ultimo aumento del limite per le anticipazioni di tesoreria degli enti locali è arrivato con il decreto «Imu- Bankitalia» (articolo 1, comma 12 del Dl 133/2013), che permette di tenere fino a marzo 2014 il “tiraggio” a cinque dodicesimi delle entrate accertate, contro i tre dodicesimi imposti dalle regole ordinarie (articolo 222 del Testo unico degli enti locali).

Il provvedimento, però, non modifica l’obbligo di restituzione dell’anticipazione, che impone di restituire le somme ricevute entro il termine dello stesso esercizio finanziario: chi non lo fa, può sforare il parametro di «deficitarietà» (che scatta quando l’anticipazione non restituita supera il 5% delle entrate correnti), e comunque si può veder obiettare il mancato rientro da parte della Corte dei conti. Un problema, questo, che proprio con il cambio d’anno diventerà più stringente per le centinaia di enti che sperimenteranno la riforma della contabilità, dove le regole per le anticipazioni sono ancora più stringenti.

Il contrasto evidente fra i tentativi di introdurre discipline più rigide e la prassi rappresentata dalla pioggia di deroghe che alzano i limiti massimi dell’anticipazione è comunque solo un sintomo di un problema più profondo, che soprattutto negli enti nei quali la cassa è già “tradizionalmente” in sofferenza rischia di inceppare i pagamenti proprio nel momento più delicato dell’anno, quando agli obblighi ordinari si sommano appuntamenti una tantum, a partire dalle tredicesime per i dipendenti.

Il problema nasce dal fatto che la forbice fra la teoria delle regole e la realtà della cassa si è allargata nel lavorio normativo che si è esercitato in modo costante negli ultimi mesi sulla finanza locale. Il problema del saldo Imu sull’abitazione principale ha posto solo l’ultimo tassello in un puzzle già complicatissimo. Il meccanismo che assegna le compensazioni (ad aliquota standard) a ogni Comune corre parallelo rispetto ai calcoli sulle reali basi imponibili di ogni ente, con il risultato che a molti Comuni i conti non tornano, e anche la quota che viene per ora trattenuta dalla distribuzione generale per essere poi assegnata nei primi mesi del 2014 rischia di non allinearsi con il reale gettito perso da ogni sindaco.

Quella dell’Imu sull’abitazione principale, però, è solo una piccola quota di un problema più generale.

Quest’anno sia l’Imu sia la Tares dovranno viaggiare, come sostenuto anche dalle ultime indicazioni scritte dal ministero dell’Economia nella risoluzione 10/DF/2013, su F24, e l’esperienza insegna che difficilmente le somme versate il 16, che affluiscono a Equitalia prima di essere riassegnate, riusciranno ad arrivare sui conti dei Comuni entro fine anno.

Non solo, per la Tares il calendario è ormai in pieno caos: sulla scorta anche delle vecchie indicazioni ministeriali (risoluzione 9/DF 2013), molti Comuni hanno fatto slittare la scadenza per i versamenti del conguaglio a fine anno oppure anche ai primi mesi del 2014, con il risultato che i continui cambi delle regole sul tributo ambientale potranno in molti casi trasformarsi in un’ulteriore sofferenza della cassa.

Parecchi dubbi si registrano fra gli operatori anche sulla puntualità delle parziali compensazioni Imu, che il Dl 133/2013 mette in programma per il 20 dicembre. Anche l’ultima rata del fondo di solidarietà 2013, del resto, è in ritardo, e in moltissimi Comuni (tra cui grandi città come Milano) non potrà offrire alcun sollievo perché le prime due erogazioni, effettuate prima dell’assegnazione ufficiale dei tagli da spending review, hanno esaurito il plafond.

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