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Rinnovabili, il PAN italiano finalmente arriva a Bruxelles

Il ritardo non è affatto trascurabile. Si sono dovuti attendere ben 29 giorni dopo la data fissata da Bruxelles, ma, finalmente, il Piano di Azione Nazionale (PAN) per le energie rinnovabili dell’Italia è stato inviato ai quartieri generali dell’Unione Europea. Una ‘lentezza’ a dire il vero riscontrata in molti dei 27 Stati Membri che lo scorso 30 giugno avrebbero dovuto far recapitare alla Commissione Europea le proprie strategie nazionali in rapporto all’obiettivo comunitario della ‘quota rinnovabili’ nei consumi energetici.
Per ciò che concerne l’Italia il PAN è stato spedito il 29 luglio dalla Direzione generale energia nucleare, energie rinnovabili e efficienza energetica dell’MSE all’Esecutivo Ue al termine di un’ampia consultazione pubblica che ha visto coinvolti sia soggetti istituzionali, che associazioni ambientaliste e di categoria.
Il piano fornisce una panoramica della politica nazionale in materia di energie pulite, descrivendo obiettivi come la sicurezza dell’approvvigionamento, i benefici socioeconomici e ambientali, e le principali linee di azione strategica che mireranno a raggiungere, entro il 2020, quel 17% green che il nostro Paese dovrà coprire nei consumi finali di energia. E prendendo a riferimento lo ‘scenario efficienza energetica supplementare’ (SEES), questo significa che nel 2020 il consumo finale di energie rinnovabili dovrà attestarsi a 22,62 Mtep su un valore totale di 133,0 Mtep.
“Obiettivi e misure – si legge nel documento – potranno confluire nella Strategia energetica nazionale, per la cui definizione è prevista una Conferenza nazionale sull’energia e l’ambiente, che sarà occasione anche per stabilire un ampio confronto con le diverse entità territoriali. Specificamente per le rinnovabili, la legge 13/09 prevede che gli obiettivi comunitari circa l’uso delle energie rinnovabili siano ripartiti, con modalità condivise, tra le regioni italiane”.
Specificatamente alle rinnovabili per usi termici il Piano ricorda i diversi strumenti promozionali esistenti a livello nazionale: l’obbligo per i nuovi edifici, non ancora pienamente operativo, di copertura di una quota (50%) dei fabbisogni di energia per la produzione di acqua calda sanitaria mediante eco-energie, nonché dell’uso d’impianti a fonti rinnovabili per la produzione elettrica; le agevolazioni fiscali per gli utenti allacciati alle reti di teleriscaldamento da fonte geotermica o biomasse; il meccanismo dei titoli di efficienza energetica, cui possono accedere tecnologie quali gli impianti solari termici, le caldaie a biomassa e le pompe di calore, anche geotermiche; l’assenza di accisa per le biomasse solide alimentanti le caldaie domestiche; le detrazioni fiscali del 55% delle spese sostenute per l’installazione di pompe di calore, impianti solari termici, impianti a biomassa (per ora fino a tutto il 2010).
Nel settore trasporti si ricorda che il principale strumento previsto dalla legislazione italiana è rappresentato dall’obbligo di immettere in consumo una determinata quota di biocarburanti (biodiesel, bioetanolo e i suoi derivati, ETBE e bioidrogeno), calcolata come percentuale del tenore energetico totale del carburante tradizionale immesso in rete l’anno precedente. Il valore verrà aumentato nel tempo, nel rispetto delle condizioni di sostenibilità e con attenzione allo sviluppo di biofuel di seconda e terza generazione, nonché alla loro sostenibilità sociale.
“Inoltre si introdurranno misure volte a sostenere l’impiego in extra-rete di biodiesel miscelato al 25% (ad esempio nelle flotte di trasporto pubblico) e si procederà, anche con norme nazionali, alla revisione delle norme tecniche per un graduale aumento della percentuale miscelabile in rete”.
Sul fronte della produzione elettrica sono stati proposti alcuni interventi al fine di incrementare la quota di energia prodotta, rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno ed evitando una crescita parallela della produzione e degli oneri d’incentivazione, come ad esempio l’introduzione di eventuali strumenti di stabilizzazione della quotazione dei certificati verdi, come una “banda di oscillazione” del prezzo, che possano dare più certezza agli investitori e consentire una migliore programmabilità delle risorse e degli impatti sul sistema di prezzi e tariffe; o ancora, per le biomasse e i bioliquidi la possibile introduzione di priorità di destinazione a scopi diversi da quello energetico e, qualora destinabili a scopo energetico, discriminazione tra quelli destinabili a produzione di calore o all’impiego nei trasporti da quelli destinabili a scopi elettrici, per questi ultimi favorendo in particolare le biomasse rifiuto, preferibilmente in uso cogenerativo.

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